Medinews
20 Gennaio 2015

SOPPRESSIONE OVARICA ADIUVANTE NEL TUMORE MAMMARIO IN PRE-MENOPAUSA

L’aggiunta di soppressione ovarica al tamoxifene non ha dimostrato un beneficio significativo nella popolazione inclusa nello studio, ma ha evidenziato un miglioramento della prognosi nel gruppo di donne che rimangono in pre-menopausa e presentano un rischio di recidiva sufficiente da giustificare la chemioterapia adiuvante. I risultati dello studio SOFT (Suppression of Ovarian Function Trial) sono stati recentemente pubblicati sulla rivista New England Journal of Medicine (leggi testo). Lo studio è stato condotto dall’International Breast Cancer Study Group (in Italia, l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e la Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia) con l’obiettivo di valutare il ruolo della soppressione ovarica in aggiunta al tamoxifene come trattamento adiuvante nelle donne in pre-menopausa con tumore mammario endocrino-responsivo. Nell’ambito dello studio SOFT sono state randomizzate 3066 donne in pre-menopausa, stratificate secondo precedente somministrazione o meno di chemioterapia, a ricevere solo tamoxifene, tamoxifene e soppressione ovarica oppure exemestane e soppressione ovarica per 5 anni. L’analisi primaria ha testato l’ipotesi che tamoxifene in associazione alla soppressione ovarica possa migliorare la sopravvivenza libera da malattia, rispetto a solo tamoxifene. Nell’analisi primaria, il 46.7% delle pazienti non aveva ricevuto precedente chemioterapia e il 53.3% aveva ricevuto chemioterapia ed era rimasta in pre-menopausa. I risultati dello studio hanno indicato, dopo un follow-up mediano di 67 mesi, una sopravvivenza libera da malattia a 5 anni pari all’86.6% nel gruppo trattato con tamoxifene e soppressione ovarica e pari all’84.7% in quello trattato con solo tamoxifene (hazard ratio 0.83, intervallo di confidenza [IC] 95%: 0.66 – 1.04; p = 0.10). L’analisi multivariata ha evidenziato tuttavia un vantaggio significativo per il trattamento con tamoxifene e soppressione ovarica vs il solo tamoxifene (hazard ratio 0.78, IC 95%: 0.62 – 0.98). La maggior parte delle recidive si è manifestata nelle pazienti che avevano precedentemente ricevuto la chemioterapia, nelle quali la sopravvivenza libera da malattia a 5 anni era pari all’82.5% nel gruppo con tamoxifene e soppressione ovarica vs 78.0% in quello con solo tamoxifene (hazard ratio 0.78, IC 95%: 0.60 – 1.02). Il miglior risultato si è osservato dopo 5 anni nel gruppo trattato con exemestane e soppressione ovarica, dove la sopravvivenza libera da malattia era pari all’85.7% (hazard ratio 0.65, IC 95%: 0.49 – 0.87). In conclusione, l’aggiunta della soppressione ovarica a tamoxifene non ha offerto un beneficio significativo globalmente nella popolazione in studio. Tuttavia, nelle donne che presentavano sufficiente rischio di recidiva per l’indicazione della chemioterapia adiuvante e che rimanevano in pre-menopausa, l’aggiunta della soppressione ovarica migliora la prognosi della malattia. Un ulteriore miglioramento è stato osservato con l’uso di exemestane in associazione alla soppressione ovarica.
“I risultati dello studio – ha commentato il dottor Marco Angelo Colleoni, direttore della Divisione di Senologia Medica, IEO di Milano e co-autore dello studio – evidenziano come la combinazione di exemestane e soppressione ovarica, rispetto al trattamento standard, riesca a evitare che circa 5 donne su 100 possano andare incontro ad una ripresa di malattia entro 5 anni. Si tratta di un risultato che potrebbe cambiare la pratica clinica, perché i medici potranno discutere la possibilità di somministrare un trattamento che comprenda la soppressione ovarica in associazione a exemestane, in alternativa al solo tamoxifene, che fino ad oggi era considerato il trattamento standard”. E aggiunge: “In particolare i dati dello studio SOFT sono incoraggianti per le donne molto giovani (età < 35 anni) e a più alto rischio di recidiva. La grandezza dell’effetto della combinazione soppressione ovarica ed exemestane è maggiore in queste popolazioni di pazienti. Il profilo di tossicità osservato è risultato accettabile. La qualità della vita non è stata significativamente influenzata dai nuovi trattamenti endocrini. Tuttavia, la soppressione ovarica ha comportato un aumento dei sintomi legati alla menopausa, che sono stati particolarmente fastidiosi nei primi due anni di terapia. Inoltre, le donne che hanno ricevuto exemestane più soppressione ovarica hanno avuto maggiori effetti collaterali correlati alla sfera sessuale. In studi precedenti, l’effetto della soppressione ovarica era risultato meno evidente, perché alcune donne incluse in questi studi non avevano una conferma della positività dell’espressione dei recettori ormonali, quindi una parte delle pazienti (con recettori ormonali negativi) non aveva la possibilità di rispondere al trattamento endocrino. E ancora, molte delle donne che entravano in questi studi subito dopo la chemioterapia erano probabilmente già in menopausa, inibendo quindi qualunque effetto positivo legato alla soppressione ovarica”. Il dottor Colleoni infine conclude dicendo che “nei prossimi anni, dopo un adeguato periodo di osservazione, verificheremo se i trattamenti proposti riescono a migliorare anche la sopravvivenza delle pazienti”.
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