SIROLIMUS NELLA RECIDIVA DI CARCINOMA EPATICO DOPO TRAPIANTO
Il farmaco offre una immunosoppressione a 1, 3 e 5 anni più elevata rispetto a quella osservata nei pazienti sottoposti a trattamento con tacrolimus, senza maggiori complicanze chirurgiche. La recidiva del tumore dopo trapianto di fegato per epatocarcinoma è in genere associata a prognosi sfavorevole. Poiché l’immunosoppressione è un noto fattore di rischio per la crescita tumorale, è sorprendente che un suo ruolo nella prognosi del trapianto di fegato non sia stato oggetto di interesse. Ricercatori del Baylor University Medical Center di Dallas hanno condotto una revisione caso-controllo di dati raccolti nel loro centro su 2 gruppi di pazienti sottoposti a immunosoppressione con farmaci diversi dopo trapianto di fegato per il carcinoma epatico: 106 pazienti avevano ricevuto tacrolimus e micofenolato mofetil e 121 sirolimus. I pazienti nel gruppo di trattamento con sirolimus hanno mostrato tassi di sopravvivenza libera da recidiva più alti rispetto ai pazienti trattati con tacrolimus (p = 0.0003). Il gruppo sottoposto a sirolimus mostrava anche una percentuale di sopravvivenza più alta a 1 anno (94% vs 79%), a 3 anni (85% vs 66%) e a 5 anni (80% vs 59%; p = 0.001) rispetto ai pazienti sottoposti a tacrolimus. Lo studio, pubblicato nella rivista Liver Transplantation (leggi abstract originale) indica che sirolimus è ben tollerato senza aumento delle complicanze chirurgiche, già osservate in altri studi. La leucopenia è stato l’effetto collaterale più frequente, risolto però con la riduzione della dose. Anche displipidemia e ulcere buccali erano comuni e facilmente controllate. I risultati dello studio quindi suggeriscono un effetto benefico dell’immunosoppressione con sirolimus sulla sopravvivenza libera da recidiva.