mercoledì, 8 febbraio 2023
Medinews
10 Febbraio 2010

SIROLIMUS NELLA RECIDIVA DI CARCINOMA EPATICO DOPO TRAPIANTO

Il farmaco offre una immunosoppressione più alta a 1, 3 e 5 anni rispetto a quella osservata nei pazienti sottoposti a trattamento con tacrolimus, senza maggiori complicanze chirurgiche

La recidiva del tumore dopo trapianto di fegato per epatocarcinoma è in genere associata a prognosi sfavorevole. Poiché l’immunosoppressione è un noto fattore di rischio per la crescita tumorale, è sorprendente che un suo ruolo nella prognosi del trapianto di fegato non sia stato oggetto di molto interesse. Ricercatori del Baylor University Medical Center di Dallas hanno condotto una revisione caso-controllo di dati raccolti nel loro centro su 2 gruppi di pazienti sottoposti a immunosoppressione con farmaci diversi dopo trapianto di fegato per il carcinoma epatico: 106 pazienti avevano ricevuto tacrolimus e micofenolato mofetil e 121 sirolimus. I pazienti nel gruppo con sirolimus hanno mostrato tassi di sopravvivenza libera da recidiva più alti rispetto ai pazienti trattati con tacrolimus (p = 0.0003). Il gruppo sottoposto a sirolimus mostrava anche una percentuale di sopravvivenza più alta a 1 anno (94% vs 79%), a 3 anni (85% vs 66%) e a 5 anni (80% vs 59%; p = 0.001) rispetto ai pazienti sottoposti a tacrolimus. Lo studio, pubblicato nella rivista Liver Transplantation (leggi abstract originale) indica che sirolimus è stato ben tollerato e che i pazienti non hanno mostrato alcun aumento delle complicanze chirurgiche, già osservate in altri studi. La leucopenia è stato l’effetto collaterale più frequente, risolta con la riduzione della dose. Anche displipidemia e ulcere buccali erano comuni e facilmente controllate. I risultati quindi suggeriscono un effetto benefico dell’immunosoppressione con sirolimus sulla sopravvivenza libera da recidiva.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 1 – Gennaio 2010
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