domenica, 5 febbraio 2023
Medinews
8 Giugno 2010

SIROLIMUS E SOPRAVVIVENZA DOPO TRAPIANTO DI FEGATO

Il trattamento post-trapianto con il farmaco migliora la sopravvivenza dei pazienti con carcinoma epatico, caratteristica non condivisa dagli inibitori della calcineurina. Il trapianto di fegato è un’importante opzione di trattamento per pazienti selezionati che presentano carcinoma epatico non operabile. Molti studi hanno suggerito un abbassamento del rischio di recidiva del tumore dopo il trapianto in seguito all’uso di sirolimus e, invece, un rischio più alto con inibitori della calcineurina. Tuttavia, la scelta del protocollo ideale di immunosoppressione è ancora materia di dibattito. Scopo dello studio pubblicato nella rivista Hepatology (leggi abstract originale) era definire il tipo di immunosoppressione associato alla migliore sopravvivenza dopo trapianto di fegato per epatocarcinoma. La ricerca condotta da medici svizzeri e canadesi sul Scientific Registry of Transplant Recipients ha incluso 2491 adulti che avevano ricevuto trapianto isolato di fegato per epatocarcinoma e 12167 adulti senza tumore epatico, con diagnosi tra marzo 2002 e marzo 2009. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a protocolli di immunosoppressione stabile per almeno 6 mesi dopo il trapianto. In analisi multivariata, solo l’induzione dell’anticorpo anti-CD25 e la terapia di mantenimento con sirolimus sono stati associati a migliore sopravvivenza dopo il trapianto per carcinoma epatico (hazard ratio [HR] 0.64, intervallo di confidenza [IC] 95%: 0.45 – 0.9; p ≤ 0.01; HR 0.53, IC 95%: 0.31 – 0.92; p ≤ 0.05, rispettivamente). Gli altri farmaci studiati, inclusi gli inibitori della calcineurina, non hanno mostrato alcun impatto significativo. Nello sforzo di comprendere se gli effetti osservati sul tumore fossero imputabili direttamente al farmaco o al trapianto di fegato in generale, gli autori hanno condotto la stessa analisi su pazienti che non presentavano il tumore. Sebbene l’induzione di anti-CD25 sia stata associata a un trend di migliore sopravvivenza, sirolimus ha mostrato un trend verso una più bassa sopravvivenza nei pazienti trapiantati non affetti da carcinoma epatico, confermando la specificità del beneficio ai soli pazienti oncologici. In base ai risultati, quindi, l’immunosoppressione con sirolimus possiede esclusivi effetti post-trapianto sui pazienti con carcinoma epatico che conducono a una migliore sopravvivenza.
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