martedì, 27 luglio 2021
Medinews
7 Febbraio 2012

SINDROME CORONARICA ACUTA: GRADO DI ANEMIA INDICE DI MORTALITA’ A LUNGO TERMINE

Per i pazienti ricoverati per sindrome coronarica acuta, l’anemia risulta essere un fattore di rischio in quanto collegata ad un aumento dei tassi di mortalità, sia intraospedalieri che a lungo termine. È la conclusione di uno studio durato oltre 23 anni, effettuato dal Centro universitario medico Erasmus di Rotterdam, in Olanda, da un team cardiologico coordinato da Ron T. van Domburg. Nelle condizioni anemiche il contenuto di ossigeno del sangue risulta ridotto e ciò può potenzialmente aggravare sia la sindrome coronarica acuta che un evento ischemico miocardico, predisponendo all’infarto. Nello studio olandese sono stati inclusi più di 5.300 pazienti ricoverati tra il 1985 e il 2008 con una diagnosi di sindrome coronarica acuta. Basandosi sui criteri stilati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (che definiscono l’anemia come la presenza di un livello emoglobinico sierico <13g/dl nell’uomo e <12g/dl nella donna), i ricercatori hanno suddiviso i pazienti anemici in 3 gruppi (anemia di grado lieve, moderato o grave) e li hanno confrontati con i pazienti non anemici. I risultati considerati sono stati la mortalità generale a 30 giorni e a 20 anni. L’anemia è stata rilevata in più di 2.000 pazienti (nel 38%). Rispetto ai non anemici, il rischio relativo di mortalità a 30 giorni è stato dell’1,40 (40% in più) nei pazienti con anemia moderata e di 1,67 in quelli gravi (67% in più), mentre a 20 anni il medesimo tasso è sceso a 1,13 nella condizione moderata e a 1,39 in quella severa. La gravità dell’anemia resta dunque associata al rischio di decesso anche a lungo termine, mentre per condizioni anemche meno importanti, nel corso degli anni, anemici e non anemici evidenziano sopravvivenze simili.

Da: Doctor33 – American Journal of Cardiology
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