martedì, 24 novembre 2020
Medinews
9 Ottobre 2018

Sex Differences in Cancer Driver Genes and Biomarkers

Cancer differs significantly between men and women; even after adjusting for known epidemiologic risk factors, the sexes differ in incidence, outcome, and response to therapy. These differences occur in many but not all tumor types, and their origins remain largely unknown. Here, we compare somatic mutation profiles between tumors arising in men and in women. We discovered large differences in mutation density and sex biases in the frequency of mutation of … (leggi tutto)

Nel campo delle malattie oncologiche, l’origine delle differenze di genere rappresenta ancora una questione aperta. Infatti, divergenze di incidenza e risposta alla terapia permangono, anche eliminando i bias legati alla differente esposizione ai fattori di rischio nei due sessi.
Nel tentativo di rispondere a questo quesito, un gruppo di ricercatori canadesi ha attinto dalla voluminosa casistica del TCGA (The Cancer Genome Atlas) fornendo una lista omnicomprensiva di tutte le mutazioni somatiche dell’esoma e una prospettiva su biomarker prognostici genere-specifici, pubblicandone i risultati sull’ultimo numero di Cancer Research.
La casistica complessiva comprendeva 18 diversi istotipi tumorali e ha escluso il genoma di individui di età inferiore ai 18 anni o superiore a 85, ammontando a 7.131 campioni per l’analisi dell’instabilità genomica, tramite il numero delle variazioni del numero di copie (CNV) e a 6.073 campioni per l’analisi del carico mutazionale tramite la conta delle mutazioni di singolo nucleotide (SNV). Le analisi sono state condotte sui soli geni autosomici. È emerso che il genere maschile presenta, indipendentemente dalla sede del tumore primitivo, dall’età e dallo stadio, un carico mutazionale mediamente più elevato. Un’eccezione per istotipo tumorale è rappresentata dal glioblastoma, dove il genoma femminile riportava un carico mutazionale più elevato.
Non a caso, gli autori sottolineano che le differenze genomiche nei due sessi non sembrano essere uniformi in tutti i tipi di neoplasia. Ad esempio, nel carcinoma di esofago e stomaco troviamo un bias di genere significativo a livello dei meccanismi di riparo del DNA, più spesso alterati nel genere femminile. Per quanto riguarda invece la frequenza di mutazioni a carico di noti biomarker predittivi/prognostici, la mutazione di BAP-1 risulta significativamente associata al sesso femminile nell’epatocarcinoma e nel tumore renale a cellule chiare, impattandone negativamente la prognosi, a differenza di quanto sembra accadere nel sesso maschile.
Anche tenendo conto della limitazione di non riuscire a controllare tutte le variabili confondenti, i risultati di questo studio, se confermati, potrebbero avere ripercussioni cliniche potenzialmente practice-changing, considerato, ad esempio, il valore crescente del carico mutazionale come biomarker di risposta alle terapie immuno-oncologiche. Inoltre, lo studio dimostra di come valga la pena differenziare per genere anche le piattaforme di sequenziamento targeted, onde predire la diversa sensibilità ai trattamenti o la prognosi.
È verosimile che ulteriori indagini, con sequenziamento completo del genoma e con tecniche di predizione dei meccanismi epigenetici pre- e post-trascrizionali, rappresentino prospettive future per aumentare la nostra conoscenza sull’origine delle differenze di genere in oncologia, così da modulare l’intensità dei trattamenti e la gestione globale del paziente tenendo conto del genere.
Si ringrazia la dottoressa Annapaola Mariniello.
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