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16 Novembre 2009

SESSO FEMMINILE QUALE FATTORE PROGNOSTICO FAVOREVOLE NEL CARCINOMA EPATICO

Le donne hanno prognosi di carcinoma epatico migliore degli uomini, molto probabilmente per una maggiore compliance alla sorveglianza più che per effettive diversità biologiche. La storia naturale delle malattie croniche epatiche e il rischio di evoluzione tumorale può essere modulata in senso favorevole dal sesso. In questo studio, pubblicato nella rivista European Journal of Gastroenterology & Hepatology (leggi abstract originale), ricercatori afferenti al gruppo ITA.LI.CA (Italian Liver Cancer) hanno valutato se le pazienti (sesso femminile) con epatocarcinoma avessero una prognosi più favorevole. A tale scopo è stato utilizzato il database di ITA.LI.CA che includeva 1834 pazienti consecutivi con carcinoma epatico (482 donne, 1352 uomini). Sono state analizzate le seguenti variabili: età, eziologia, modalità di diagnosi, trattamento precoce con interferone, livelli di alfa-fetoproteina, sindrome costituzionale, trombosi portale, metastasi, numero e dimensioni dei noduli, grado, classe Child-Pugh, stadiazione TNM e CLIP (Cancer of the Liver Italian Program) e trattamento. Le pazienti con epatocarcinoma hanno mostrato età più avanzata (p = 0.0001), più alta prevalenza di infezione da HCV (p = 0.0001), diagnosi più frequente dopo sorveglianza (p = 0.003), più elevati livelli di alfa-fetoproteina (p = 0.0055), più bassa prevalenza di sindrome costituzionale (p = 0.03), trombosi portale (p = 0.04) e metastasi (p = 0.0001). Il carcinoma epatico nelle donne era inoltre più frequentemente unifocale (p = 0.0001), più piccolo (p = 0.001), ben differenziato (p = 0.001) e di più basso stadio CLIP e TNM (p = 0.0001 e 0.0001). Tuttavia, le donne sono state sottoposte a trattamenti curativi, come trapianto, resezione e ablazione percutanea, nella stessa percentuale dei maschi. Manifestavano anche una sopravvivenza più lunga rispetto agli uomini (mediana 29 mesi [intervallo di confidenza, IC, 95%: 24-33] vs 24 [22-25]; p = 0.0001). La differenza era più evidente (mediana 36 mesi [IC 95%: 31-41] vs 17 [IC 95%: 15-19]) quando le donne, che si sottoponevano a sorveglianza, erano rapportate ai maschi con diagnosi di tumore incidentale o sintomatico.
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