venerdì, 23 luglio 2021
Medinews
9 Giugno 2011

SELEZIONE DEI PAZIENTI DA AVVIARE ALLA TERAPIA TARGET DOPO RESEZIONE DEL CARCINOMA EPATICO

PDGFR-alfa e PDGFR-beta sarebbero marcatori indipendenti di sopravvivenza globale ridotta, a prescindere dai margini, dal punteggio MELD e dall’estensione del tumore

Il carcinoma epatico è un tumore con caratteristiche vascolari che si sviluppa attraverso la via mediata dall’angiogenesi evocata, in parte, dal recettore 2 del fattore di crescita vascolare endoteliale (VEGFR2) e dal recettore alfa e beta del fattore di crescita derivato dalle piastrine (PDGFR). I ricercatori del Winship Cancer Institute, Emory University di Atlanta, hanno ipotizzato che la sovra-espressione delle proteine sopraccitate fosse associata ad una ridotta sopravvivenza dopo resezione chirurgica del tumore. Hanno quindi identificato, da un database mantenuto prospettivamente, 57 pazienti, dei quali erano disponibili campioni di tessuto per ulteriori analisi, che erano stati sottoposti a resezione del fegato per carcinoma epatico tra agosto 2000 e marzo 2008 presso un unico centro. Nei campioni di tessuto tumorale è stata valutata con immunoistochimica l’espressione di VEGFR2, PDGFR-alfa e PDGFR-beta e il grado è stato determinato da un esperto patologo. Outcome primario era la sopravvivenza globale (OS). L’età mediana dei pazienti era 64 anni, il 65% (n = 37) di sesso maschile. Il follow-up mediano è stato di 24.5 mesi e la OS mediana di 25.5 mesi. Le dimensioni mediane del tumore erano 7 cm e le lesioni erano singole. I risultati dello studio pubblicato sulla rivista Annals of Surgical Oncology (leggi abstract originale) indicano un’invasione macro- e microvascolare rispettivamente nel 9% (n = 5) e 42% (n = 24) dei pazienti. Il 75% degli stessi presentava lesioni che oltrepassavano i criteri di Milano e il 9% aveva margini di resezione positivi. Inoltre, il 35% dei pazienti presentava cirrosi e il punteggio MELD (Model for End-Stage Liver Disease) non aggiustato mediano era 7.5. I tumori mostravano espressione differenziale di VEGFR2 (bassa: 79%; alta: 21%), PDGFR-alfa (bassa: 93%; alta: 7%) e PDGFR-beta (bassa: 96%; alta: 4%). Dopo esclusione di tutti i decessi verificatisi entro 30 giorni (n = 7), l’elevata espressione di PDGFR-alfa e beta è stata indipendentemente associata a ridotta OS (rispettivamente 8.7 vs 29.1 mesi; p = 0.01 e 2.8 vs 27.5 mesi; p < 0.001), mentre l’elevata espressione di VEGFR2 ha indicato solo una tendenza verso una OS più breve (20.8 vs 27.5 mesi; p = 0.2). Quando aggiustati per il carico tumorale, l’invasione vascolare, lo stato dei margini e il punteggio MELD in analisi multivariate indipendenti, l’elevata espressione sia di PDGFR-alfa che di PDGFR-beta sono state associate indipendentemente a una diminuita sopravvivenza. Gli autori suggeriscono l’uso di questi marcatori per la selezione di pazienti che potrebbero beneficiare dalla terapia target in ambito adiuvante.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 6 – Giugno 2011
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