martedì, 5 maggio 2026
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4 Luglio 2017

Secondhand Smoke Exposure Among Community-Dwelling Adult Cancer Survivors in the United States: 1999–2012

Little is known about the prevalence of secondhand smoke exposure (SHSe) among cancer survivors. We sought to determine the prevalence, trends, and correlates of SHSe among nonsmoking adult cancer survivors in the United States. Interview and serum cotinine data for nonsmoking adults, age 20 years and older, with a history of cancer (N = 686) were obtained from consecutive two-year cross-sectional cycles of the National Health and Nutrition … (leggi tutto)

Più di 7.000 casi di tumore polmonare ogni anno sono da correlarsi al fumo passivo negli Stati Uniti. Questo studio valuta caratteristiche socio-demografiche e cliniche tra pazienti sopravviventi a patologia tumorale, non fumatori ma esposti a fumo passivo. Sebbene sia stato registrato un decremento dell’esposizione statunitense a fumo passivo nell’ultima decade, questo resta un problema che necessita di strategie di comunicazione e interventi mirati. La valutazione viene effettuata su 686 persone in età superiore ai 20 anni con pregressa patologia tumorale. Queste persone vengono intervistate e poi sottoposte a visita medica e prelievo ematochimico. L’esposizione a fumo passivo viene definita sulla base di livelli di cotinina sierica compresa fra 0,05 e 10 ng/ml. La condizione di esposizione a fumo passivo viene quindi correlata con diverse variabili socio-demografiche e cliniche. Viene riportata una riduzione dell’esposizione a fumo passivo dal 39,61% nel 1991-2000 al 15,68% nel 2011-2012, sebbene restino presenti alcune variabili maggiormente associate ad una condizione di maggior esposizione a fumo passivo (quali la povertà, la razza nera, il livello di educazione).
Purtroppo l’esposizione a fumo passivo in pazienti con storia pregressa di malattia tumorale è risultata esattamente sovrapponibile a quella nella popolazione generale statunitense e questo ovviamente è un dato preoccupante se si pensa a quanto questo possa influire sulle aspettative di vita e sulla possibilità di ricaduta di malattia per queste persone che dovrebbero poter beneficiare di maggior tutela e magari di una regolamentazione ancora più stretta di quella già in essere per la popolazione generale.
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