lunedì, 27 maggio 2024
Medinews
13 Gennaio 2017

Second Opinions From Medical Oncologists for Early-Stage Breast CancerPrevalence, Correlates, and Consequences

Advances in the evaluation and treatment of breast cancer have made the clinical decision-making context much more complex. A second opinion from a medical oncologist may facilitate decision making for women with breast cancer, yet little is known about second opinion use. To investigate the patterns and correlates of second opinion use and the effect on chemotherapy decisions. A total of 1901 women newly diagnosed with stages 0 to II breast cancer … (leggi tutto)

La richiesta di secondi pareri è una pratica diffusa tra i pazienti oncologici, e questo lavoro, sebbene realizzato in un contesto del tutto diverso rispetto alla realtà italiana, ha il merito di porre l’attenzione sul fenomeno. Gli autori hanno realizzato, tra il 2013 ed il 2014, una survey su quasi 2.000 pazienti statunitensi con tumore della mammella in stadio iniziale, valutando la prevalenza di ‘second opinion’ e provando ad analizzare le variabili associate ad una maggiore tendenza a richiedere un secondo parere. Nel complesso, la prevalenza di donne che dichiaravano di aver richiesto un secondo parere risulta contenuta (intorno al 10%) e gli autori sottolineano che il livello di soddisfazione relativamente alle decisioni terapeutiche non è risultato significativamente diverso tra le donne che avevano chiesto un secondo parere e quelle che non lo avevano chiesto. L’analisi dei fattori associati ad una maggiore probabilità di chiedere una ‘second opinion’ evidenziava come fattori significativi una più elevata istruzione, una maggiore partecipazione a gruppi su internet e, come prevedibile, situazioni cliniche di più incerta interpretazione (un risultato di rischio intermedio al test molecolare di rischio ‘21-gene recurrence score assay’ e un risultato positivo del test di rischio genetico per una variante di significato incerto). L’aver ricevuto un secondo parere non è risultato significativamente associato ad una diversa probabilità di ricevere chemioterapia. Sarebbe sicuramente interessante disporre di dati analoghi in un contesto italiano, non solo per la patologia e il setting oggetto della pubblicazione su JAMA Oncology, ma anche in altri setting.
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