venerdì, 30 settembre 2022
Medinews
30 Settembre 2014

SCREENING E MORTALITÀ PER CANCRO ALLA PROSTATA: RISULTATI DELLO STUDIO ERSPC DOPO 13 ANNI DI FOLLOW-UP

In questo aggiornamento dell’European Randomised Study of Screening for Prostate Cancer (ERSPC), ricercatori europei (in Italia, il gruppo dell’Istituto per lo Studio e la Prevenzione Oncologica, ISPO, di Firenze), svizzeri e statunitensi confermano una sostanziale riduzione della mortalità per tumore alla prostata, che si può attribuire all’uso del test del PSA (antigene prostatico specifico), con un effetto assoluto, dopo 13 anni, superiore rispetto ai risultati ottenuti dopo 9 e 11 anni. Lo studio ERSPC aveva mostrato riduzioni significative della mortalità per cancro alla prostata dopo 9 e 11 anni di follow-up, ma l’efficacia dello screening rimane controversa per gli eventi avversi, come la sovra-diagnosi. Gli autori dello studio pubblicato sulla rivista The Lancet (leggi abstract) hanno aggiornato i risultati di mortalità per tumore prostatico con follow-up prolungato fino al 2010 e analisi troncate dopo 9, 11 e 13 anni. Lo studio ERSPC è uno studio multicentrico, randomizzato, con database centralizzato predefinito, pianificazione delle analisi e gruppo centrale d’età (55 – 69 anni), che ha valutato il test del PSA in otto Paesi europei (Olanda, Svezia, Finlandia, Italia, Belgio, Germania, Spagna e Regno Unito; Francia solo per dati parziali). I maschi eleggibili di età compresa tra 50 e 74 anni sono stati identificati dai registri di popolazione e randomizzati, secondo numeri casuali generati al computer, allo screening o a nessun intervento (controllo). Gli investigatori erano in cieco all’allocazione di gruppo. ‘Outcome’ primario era la mortalità per tumore alla prostata nel gruppo centrale d’età e l’analisi era per ‘intention-to-treat’. Gli autori hanno condotto anche un’analisi secondaria per correggere i bias di selezione dovuti alla non-partecipazione allo screening. I centri francesi hanno fornito solo i dati di incidenza e nessuno di mortalità al follow-up di 9 anni. I dati troncati, dopo un follow-up di 13 anni, indicano che sono stati diagnosticati 7408 casi di tumore prostatico nel gruppo di intervento e 6107 nel gruppo di controllo. Il ‘rate ratio’ (RR) di incidenza di tumore alla prostata tra il gruppo di intervento e quello di controllo era pari a 1.91 (IC 95%: 1.83 – 1.99) dopo 9 anni (RR = 1.64, IC 95%: 1.58 – 1.69, includendo la Francia), 1.66 (IC 95%: 1.60 – 1.73) dopo 11 e 1.57 (IC 95%: 1.51 – 1.62) dopo 13 anni. I risultati di RR di mortalità per tumore alla prostata erano 0.85 (IC 95%: 0.70 – 1.03) dopo 9 anni, 0.78 (IC 95%: 0.66 – 0.91) dopo 11 e 0.79 (IC 95%: 0.69 – 0.91) dopo 13 anni. La riduzione del rischio assoluto di morte per tumore prostatico dopo 13 anni era pari a 0.11 ogni 1000 persone-anno o 1.28 ogni 1000 maschi randomizzati, equivalenti a un decesso per cancro alla prostata evitato ogni 781 maschi (IC 95%: 490 – 1929) invitati a partecipare allo screening oppure a uno ogni 27 ulteriori tumori alla prostata diagnosticati (IC 95%: 17 – 66). Dopo aggiustamento per la non-partecipazione, l’RR di mortalità per cancro prostatico nei maschi sottoposti allo screening era 0.73 (IC 95%: 0.61 – 0.88). In conclusione, in questo aggiornamento dello studio ERSPC è stata confermata una sostanziale riduzione della mortalità per cancro alla prostata, attribuibile all’esame del PSA, con un effetto assoluto considerevolmente aumentato dopo 13 anni, rispetto ai risultati osservati dopo 9 e 11 anni. Malgrado questi risultati, un’ulteriore quantificazione dei pericoli e la loro riduzione sono ancora da considerarsi un importante prerequisito per l’introduzione di questo screening di popolazione.
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