mercoledì, 25 novembre 2020
Medinews
7 Aprile 2009

SCOMPENSO: I BIOMARKER RENDONO PIU’ ACCURATA LA DIAGNOSI

Uno studio condotto a Hull, Gran Bretagna, ha stabilito che in pazienti con scompenso cardiaco, la misura ripetuta del biomarker N-terminal pro-B-type natriuretic peptide (NT-proBNP), una volta che il trattamento era ottimizzato, consente di ottenere un’informazione prognostica più certa rispetto a quella legata ai valori di base, alla variazione di NT-proBNP o ad altri metodi prognostici convenzionali. Lo studio è stato condotto su 350 pazienti scompensati in trattamento di comunità. Il follow-up è durato mediamente 39 mesi. “Questo parametro ci permette di identificare i pazienti che non rispondono o rispondono male al trattamento e, essendo un più efficace indicatore di mortalità e ospedalizzazione di altri parametri, di diminuire la ripetizione di ecocardiografie o altri esami”. Inoltre un altro studio, in Svezia, ha evidenziato che due biomarker indipendenti (NT-proBNP e cystatin C, marker di funzionalità renale) forniscono un’informazione prognostica sulla mortalità cardiovascolare superiore a quella derivante da un solo biomarker (la cystatin C).
Esc – European Journal of Heart Failure
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