mercoledì, 25 novembre 2020
Medinews
6 Settembre 2011

SCOMPENSO: ABBASSARE LA FREQUENZA CARDIACA AUMENTA LA QUALITÀ DI VITA

Nei pazienti con insufficienza cardiaca cronica, l’abbassamento della frequenza cardiaca è associato a un miglioramento quasi doppio della qualità di vita. Un risultato clinicamente rilevante poiché tale parametro, significativamente compromesso in questi malati, è collegato anche alla loro prognosi. Lo dimostrano i nuovi risultati dello studio SHIFT (Systolic Heart Failure Treatment with the If Inhibitor Ivabradine Trial), il più ampio trial di morbi-mortalità mai realizzato sul trattamento dell’insufficienza cardiaca cronica, presentati a Parigi al congresso 2011 della European Society of Cardiology (ESC). La nuova ricerca ha coinvolto quasi 2mila (n=1.944) pazienti provenienti da 24 Paesi, randomizzati a ricevere ivabradina (molecola che abbassa la frequenza cardiaca) o placebo, in aggiunta alla terapia standard per l’insufficienza cardiaca. La qualità di vita è stata valutata con il Kansas City Cardiomyopathy Questionnaire (KCCQ), con un punteggio clinico per valutare le limitazioni fisiche e i sintomi, e uno complessivo che comprende anche le limitazioni nella vita sociale. Più alti i punteggi, migliore la qualità di vita. A un anno, lo studio ha dimostrato come il rischio di evento cardiovascolare aumenti nei pazienti con punteggio KCCQ più basso (il che corrisponde a una peggiore qualità di vita legata alla salute). “I principali risultati dello studio SHIFT presentati durante il congresso ESC dello scorso anno – ha affermato Karl Swedberg dell’Università di Göteborg (Svezia), co-chairman della ricerca – hanno dimostrato come ivabradina rallenti la progressione dell’insufficienza cardiaca e aumenti la sopravvivenza. Le nostre nuove analisi provano che ivabradina migliora anche la qualità di vita, così come testimoniano i pazienti colpiti da insufficienza, in modo direttamente proporzionale all’abbassamento della frequenza cardiaca: più è bassa, migliori sono sia la qualità di vita che l’esito della malattia”. Un ulteriore studio SHIFT secondario ha fornito informazioni sul perché ivabradina migliori i sintomi, la prognosi, la qualità della vita e la percentuale di sopravvivenza dei pazienti colpiti da insufficienza cardiaca. Lo studio SHIFT ecocardiografico è stato condotto su 411 pazienti. Gli ecocardiogrammi sono stati eseguiti all’inizio dello studio e dopo otto mesi di trattamento con ivabradina o con placebo. “Il nostro studio ecocardiografico – ha affermato il Professor Jean-Claude Tardif del Montreal Heart Institute presso l’Università della capitale canadase – dimostra come ivabradina riduca in modo significativo la dimensione del ventricolo sinistro e migliori il rimodellamento cardiaco e la funzione di pompa del cuore”.

Dall’ESC 2011
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