Una procedura TACE convenzionale seguita da sorafenib offre un TTP più lungo, senza favorire la comparsa di effetti collaterali inattesi
La recidiva del carcinoma epatico è un importante problema che si manifesta dopo trattamenti chirurgici o ablativi. Scopo di questo studio prospettico, di singolo centro, controllato contro placebo, randomizzato, in doppio cieco, è stato valutare l’efficacia della chemioembolizzazione transarteriosa (TACE) combinata a sorafenib come regime di trattamento sequenziale nel ritardare il tempo alla progressione (TTP) nei pazienti con carcinoma epatico in stadio intermedio e infezione cronica da virus dell’epatite C (HCV). Tra ottobre 2007 e gennaio 2011, 80 pazienti con carcinoma epatico in stadio BCLC (Barcelona Clinic Liver Cancer) B e infezione da HCV sono stati sottoposti a procedura TACE. Tutti erano in classe Child-Pugh A. I ricercatori dell’Università di Bari hanno randomizzato (1:1) i pazienti a ricevere sorafenib orale alla dose di 400 mg bid o placebo. Endpoint erano TTP e tassi di eventi avversi e di tossicità. Nello studio pubblicato sulla rivista Oncologist (leggi abstract originale), 62 degli 80 pazienti (77%), di cui 31 randomizzati a sorafenib e 31 a placebo, hanno completato il protocollo. Il TTP mediano è risultato di 9.2 mesi nel gruppo sorafenib e di 4.9 mesi in quello a placebo (hazard ratio 2.5, intervallo di confidenza 95%: 1.66 – 7.56; p < 0.001). La progressione metacrona, multicentrica del carcinoma epatico si è manifestata meno frequentemente nei pazienti trattati con sorafenib (p < 0.05) e reazioni avverse a sorafenib hanno indotto 9 pazienti (22%) ad abbandonare lo studio. In conclusione, la procedura convenzionale TACE seguita da sorafenib ha favorito un TTP significativamente più lungo in pazienti con carcinoma epatico in stadio intermedio correlato a infezione da HCV, senza manifestare effetti collaterali inaspettati.Liver Cancer Newsgroup – Numero 3 – Aprile 2012