martedì, 27 luglio 2021
Medinews
24 Maggio 2012

SCELTA DEL TRATTAMENTO PER IL CARCINOMA RENALE METASTATICO

Il consensus di esperti suggerisce di considerare gruppi prognostici e altre variabili, come età e comorbilità, che possono influire sull’esito della terapia

Nel carcinoma renale metastatico molti fattori influenzano le decisioni cliniche; essi includono istologia, carico tumorale, fattori prognostici, comorbilità e capacità dei pazienti di tollerare il trattamento. La durata della sopravvivenza libera da progressione (PFS) descritta negli studi clinici randomizzati su terapie target varia considerevolmente, in parte per le diverse caratteristiche dei pazienti. Nella terapia di prima linea, la stima della PFS dopo trattamento con sunitinib, bevacizumab e interferone, oppure sorafenib nella popolazione ‘generale’ è di 8 – 9 mesi, ma ciascun regime è adatto a categorie diverse di pazienti. Ad esempio, sunitinib appare appropriato per tutti i gruppi prognostici, in particolare per i pazienti più giovani e in salute, pazopanib è indicato per i pazienti con prognosi buona o intermedia, bevacizumab associato a interferone è suggerito nei pazienti con prognosi favorevole o quelli con malattia indolente e, infine, sorafenib è adatto ai pazienti a tutti i livelli di rischio prognostico, in particolare gli anziani e quelli che presentano comorbilità. Nell’articolo pubblicato sulla rivista Nature Reviews Clinical Oncology (leggi abstract originale), inoltre, gli autori affermano che la terapia sequenziale con agenti target offre un beneficio significativo e dovrebbe essere considerata in tutti i pazienti che possono tollerare tale trattamento. Il livello I di evidenza ribadisce l’efficacia dell’uso sequenziale di inibitori delle tirosin-chinasi, così come quello di questi agenti seguito da everolimus. Bernard Escudier dell’Institut Gustave Roussy di Villejuif e colleghi hanno osservato in questa revisione come le caratteristiche del paziente abbiano influenzato i risultati di studi con terapia di prima linea e offrono la loro opinione di esperti sulle scelte più appropriate di trattamento in gruppi particolari di pazienti che ricevono terapia in prima e seconda linea.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 4 – Maggio 2012
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