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8 Luglio 2009

RUOLO E SIGNIFICATO DIAGNOSTICO DI KI-67 NEL LINFOMA NON-HODGKIN

Il ‘Ki-67 index’ potrebbe essere utilizzato in associazione ad altri fattori prognostici per la distinzione di pazienti a diverso rischio

L’espressione di Ki-67, un antigene nucleare presente in tutte le fasi del ciclo cellulare, viene usata per determinare la frazione di crescita del tumore. Lo scopo dello studio pubblicato nella rivista American Journal of Hematology (leggi abstract originale) è stato quello di valutare il ruolo e il significato prognostico di Ki-67 come indice di proliferazione (IP Ki-67) nel linfoma non-Hodgkin. Il Ki-67 è stato determinato mediante immuno-istochimica in campioni di tessuto di 319 pazienti con linfoma non-Hodgkin di nuova diagnosi. In 268 pazienti, l’IP Ki-67 era correlato al decorso clinico e all’outcome. Il valore medio di IP Ki-67 variava tra il 26.6% nei linfomi indolenti e il 97.6% in linfomi molto aggressivi (p < 0.001). L’indice era < 45% nell’82.8% dei linfomi indolenti e > 45% nell’85% dei linfomi aggressivi (AUC = 0.877; p < 0.001). Nei pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B (n = 141), un IP Ki-67 del 70% è stato osservato discriminare significativamente i pazienti con prognosi buona e sfavorevole (AUC = 0.65; p = 0.004). La sopravvivenza a 3 anni era del 75%±5.6 nei pazienti con basso IP Ki-67 rispetto al 55.9%±6 nei pazienti che presentavano IP Ki-67 elevato (p = 0.015). Nei pazienti con basso IPI (International Prognostic Index; 2), la sopravvivenza a 3 anni era del 94%±4 nei pazienti con IP Ki-67 70% e del 64%±8.1 in quelli con indice più elevato (p = 0.002); nei pazienti con malattia localizzata (> 10 cm), la corrispondente sopravvivenza a 3 anni, valutata con l’IP Ki-67, era rispettivamente 100% e 25%±12 (p = 0.012). I risultati ottenuti dai ricercatori israeliani suggeriscono che il valore medio di IP Ki-67 varia con il tipo di linfoma. Un valore di cut-off del 45% può aiutare a differenziare la malattia indolente dalla forma aggressiva. Nel linfoma diffuso a grandi cellule B, un valore di cut-off del 70% può permettere la distinzione dei pazienti con prognosi favorevole e non, quando combinato ad altri fattori prognostici di basso IPI e di malattia localizzata.


SIEnews – Numero 13 – 9 luglio 2009
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