giovedì, 26 novembre 2020
Medinews
14 Dicembre 2011

RUOLO DI SORAFENIB NEL TRATTAMENTO DI PAZIENTI ANZIANI CON CARCINOMA RENALE

Non solo studi clinici randomizzati controllati di fase III, ma anche analisi post-hoc e programmi di accesso allargato forniscono le basi per la personalizzazione della terapia

La crescente evidenza clinica suggerisce che, per ottimizzare i benefici terapeutici, è necessario considerare tutti i parametri e le caratteristiche di importanza rilevante in ciascun singolo paziente. Il dott. Giuseppe Procopio della Fondazione Istituto Nazionale Tumori di Milano ha analizzato le terapie target ad oggi approvate per il trattamento del carcinoma renale metastatico o avanzato, sei per la precisione (sorafenib, sunitinib, bevacizumab, everolimus, temsirolimus e pazopanib), che non sempre sono state valutate in tutte le situazioni di rilevanza clinica e in tutti i gruppi prognostici. Tra i diversi agenti, attualmente approvati per il trattamento del carcinoma renale, la prima evidenza di beneficio sulla sopravvivenza libera da progressione e sulla sopravvivenza globale è stata osservata in studi clinici di fase III nei quali era stato utilizzato sorafenib. Nella revisione pubblicata sulla rivista Expert Review on Anticancer Therapy (leggi abstract originale), l’autore analizza il ruolo di sorafenib nel trattamento dei pazienti anziani con carcinoma renale, ponendo l’accento sull’origine dell’evidenza clinica che in questi casi dovrebbe derivare non solo da studi clinici randomizzati controllati, ma anche da altre fonti, come analisi post-hoc e programmi di accesso allargato. L’efficacia di sorafenib nei pazienti anziani è emersa soprattutto da analisi di sottogruppo e di programmi di accesso allargato. L’insorgenza di carcinoma renale negli anziani supera il 25%, mentre nei giovani è inferiore al 6%: questi dati tuttavia non rispecchiano la proporzione dei pazienti arruolati negli studi clinici. L’evidenza oggi disponibile suggerisce che l’incidenza degli eventi avversi di sorafenib nei pazienti anziani è simile a quella osservata nella popolazione più giovane e il trattamento con questo farmaco è da considerarsi sicuro ed efficace anche nei più anziani che più frequentemente presentano comorbilità multiple e quindi assumono altri farmaci e per questo sono spesso esclusi dagli studi clinici. L’ampia esperienza clinica raccolta su sorafenib, che si avvale di molteplici fonti di evidenza, è unica, a differenza degli altri agenti target per i quali è ancora limitata. Nell’attesa di risultati da nuovi studi ad-hoc sull’uso di agenti target in pazienti anziani, al momento disponibili solo per sorafenib, è auspicabile che il concetto di ‘anziano’ in un prossimo futuro sia rivisto e possa comprendere una combinazione delle diverse caratteristiche di ciascun paziente e non solo l’età anagrafica, caratteristiche che dovranno considerare la fragilità e il performance status e diverranno la base per un approccio personalizzato del trattamento del carcinoma renale.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 12 – Dicembre 2011
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