mercoledì, 8 febbraio 2023
Medinews
2 Marzo 2010

RUOLO DEL TRATTAMENTO DEL CANCRO IN ETÀ PEDIATRICA SULLA MORTALITÀ A LUNGO TERMINE

È stata osservata, probabilmente per la prima volta, una relazione tra dose di radiazione ricevuta al cuore durante radioterapia per il trattamento di un cancro in età pediatrica e mortalità cardiaca a lungo termine. Lo studio pubblicato nel Journal of Clinical Oncology (leggi abstract originale) ha confermato anche un aumentato rischio di mortalità cardiaca associato ad un’alta dose cumulativa di antracicline. Ricercatori europei hanno valutato il ruolo del trattamento sulla mortalità globale e cardiovascolare nel lungo termine dopo aver sconfitto il cancro in età pediatrica. Hanno studiato 4122 sopravviventi per almeno 5 anni da un tumore diagnosticato in età pediatrica prima del 1986 in Francia e nel Regno Unito. Sono state raccolte le informazioni riguardanti la chemioterapia e la dose di radiazione erogata al cuore è stata stimata per i 2870 pazienti che erano stati sottoposti a radioterapia. Dopo un follow-up (medio: 27 anni) di 86453 persone-anno sono stati osservati 603 decessi (entro la fine del 2002). La percentuale di mortalità globale standardizzata era 8.3 volte più alta (IC 95%: 7.6-9.0 volte più alta) di quella registrata nella popolazione generale francese e britannica. Due terzi dei pazienti sono deceduti per gli esiti di una malattia cardiovascolare (ad es. 5.0 volte maggiore dell’attesa [IC 95%: 3.3-6.7 volte]). Il rischio di morire per malattia cardiaca (n = 21) è stato significativamente più alto nei sopravviventi che avevano ricevuto una dose cumulativa di antracicline superiore a 360 mg/m2 (rischio relativo [RR] 4.4, IC 95%: 1.3-15.3) e in quelli che avevano ricevuto una dose media di radiazione erogata al cuore che superava i 5 Gy (RR 12.5 e 25.1, rispettivamente per dosi di 5-14.9 Gy e > 15 Gy). Una relazione lineare è stata osservata tra la dose media di radiazione al cuore e il rischio di mortalità cardiaca (stima RR a 1 Gy: 66%).
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