giovedì, 2 febbraio 2023
Medinews
4 Maggio 2010

ROTTURA SPONTANEA DEL CARCINOMA EPATICO

La grandezza del nodulo di carcinoma epatico non è correlata alla gravità dell’emoperitoneo, esisterebbe invece una relazione inversa tra grado di differenziazione cellulare, G1-G3, e dimensioni della massa tumorale. Ricercatori del Centro di riferimento regionale di chirurgia epato-biliare-pancreatica di Treviso hanno valutato il trattamento e le variabili legate al tumore associate all’esito dopo il trattamento di rotture spontanee di noduli di epatocarcinoma. Dopo aver identificato i pazienti che presentavano questa condizione clinica, sono state valutate le complicanze, la mortalità e la sopravvivenza ed è stata esaminata la relazione tra dimensione del tumore e severità dell’emoperitoneo e quella tra dimensione del tumore e grado tumorale. Nel periodo gennaio 1993-gennaio 2008, sono stati identificati 556 pazienti sia cirrotici che non, 16 dei quali (2.87%) hanno presentato rottura spontanea e, ad eccezione di uno, avevano cirrosi epatica. Dodici pazienti sono stati sottoposti a resezione chirurgica mentre 4 hanno subito embolizzazione arteriosa transcutanea (TAE). Lo studio pubblicato nella rivista World Journal of Gastroenterology (leggi abstract originale) ha evidenziato mortalità precoce (< 30 giorni) nel 25% dei pazienti (4 di 16), correlata in modo inverso al punteggio Child-Pugh. Tre dei 4 decessi si sono manifestati nei pazienti trattati con TAE, e solo in un paziente nel gruppo (di 12) sottoposto a resezione chirurgica. Non è stata osservata alcuna correlazione tra dimensioni della massa tumorale e grado o severità dell’emoperitoneo. Le dimensioni del tumore non correlavano quindi con la gravità dell’emoperitoneo, ma una relazione inversa è stata osservata tra grado di differenziazione cellulare (G1-G3) del carcinoma e le sue dimensioni.
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