Accumulating evidence indicates that tumor-infiltrating lymphocytes (TILs) are associated with clinical outcomes and may predict the efficacy of chemotherapy and human epidermal growth factor receptor 2 (HER2, encoded by the gene ERBB2)-targeted therapy in patients with HER2-positive breast cancer. To investigate the role of TILs, particularly cytotoxic CD8+ T cells, in the prediction of outcomes in patients with HER2-positive metastatic breast cancer … (leggi tutto)
Lo studio pubblicato da
Liu et al. su
JAMA Oncology riporta l’analisi del ruolo prognostico dei TIL valutati sul tumore primitivo, nell’ambito di uno studio randomizzato (paclitaxel + trastuzumab vs paclitaxel + lapatinib) per pazienti con carcinoma mammario HER2+ metastatico. L’endpoint primario era valutare l’associazione dei livelli di linfociti citotossici CD8+ (in IHC) con la sopravvivenza libera da progressione (PFS), analisi secondarie prevedevano la valutazione dei TIL, su colorazioni in ematossilina ed eosina, e di altri parametri IHC (FOXP3, PD-1, CD56). Complessivamente, nella popolazione presa in esame, solo il 2,3% dei casi presentava valori di TIL superiori al 50%, a sostegno dell’ipotesi che un’attivazione immunitaria alla diagnosi possa essere protettiva in termini di recidiva di malattia. Il risultato principale dello studio riguarda la maggiore entità del beneficio a favore del braccio con trastuzumab rispetto al braccio con lapatinib nelle pazienti CD8
low rispetto ai pazienti CD8
high. Il ruolo dell’entità e della caratterizzazione dell’infiltrato linfocitario nella malattia HER2-positiva è sicuramente più complesso rispetto ai tumori triplo negativi, in particolare nel setting metastatico dove entrano in gioco altre variabili come i trattamenti precedenti. Inoltre, la maggior parte dei dati ad oggi a disposizione sono focalizzati sulla valutazione di marcatori immunitari sul tumore primitivo e non su campioni bioptici metastatici. Con queste limitazioni, sembra comunque emergere da questo studio come l’efficacia del trastuzumab per la malattia metastatica possa essere in qualche modo limitata in quelle pazienti con elevati CD8 alla diagnosi. Un’ipotesi può essere che le pazienti con elevati CD8 che vanno incontro a recidiva presentino tumori in grado di evadere il controllo immunitario attraverso sistemi che non vengono superati dal trastuzumab. Sarà interessante, in futuro, avere i dati anche in termini di sopravvivenza globale (OS), per valutare come possano conciliarsi con i risultati dello studio CLEOPATRA, oggetto di una precedente segnalazione in AIOM news n. 613 (leggi
abstract).