sabato, 25 giugno 2022
Medinews
1 Febbraio 2011

RITUXIMAB ALLUNGA LA SOPRAVVIVENZA LIBERA DA PROGRESSIONE IN PAZIENTI CON LINFOMA FOLLICOLARE

Dopo immunochemioterapia nel trattamento di prima linea del linfoma follicolare, la terapia di mantenimento con rituximab per due anni può migliorare la sopravvivenza libera da progressione (SSP) rispetto al non trattamento. Il linfoma follicolare è caratterizzato da una sopravvivenza abbastanza lunga, ma la progressione si manifesta inevitabilmente entro 3 – 5 anni dal primo trattamento. Ricercatori europei, in collaborazione con colleghi australiani e neozelandesi, afferenti allo studio PRIMA controllato, randomizzato in aperto, di fase 3, hanno valutato il beneficio della somministrazione di rituximab per 2 anni dopo trattamento di prima linea con lo stesso farmaco in combinazione alla chemioterapia in pazienti con linfoma follicolare arruolati in 223 centri di 25 Paesi. Dei 1217 pazienti con linfoma follicolare mai trattato che avevano ricevuto uno dei tre regimi di immunoterapia di induzione standard, solo 1019 avevano ottenuto risposta parziale o completa. Questi pazienti sono stati randomizzati a ricevere per 2 anni rituximab (375 mg/m2 ogni 8 settimane), in terapia di mantenimento, o a semplice osservazione. Il trattamento di mantenimento è stato assegnato con randomizzazione centralizzata a blocchi e stratificazione per regime di induzione, risposta, regione e centro di trattamento. Nessuno dei partecipanti, né il personale medico che assisteva i pazienti, valutava gli esiti o analizzava i dati era all’oscuro dell’assegnazione al gruppo di trattamento. Endpoint primario era la SSP; l’analisi ‘intention-to-treat’. Nello studio pubblicato su The Lancet (leggi abstract originale), 505 pazienti sono stati assegnati a rituximab e 513 a sorveglianza (uno è deceduto durante la randomizzazione). Ad un follow-up mediano di 36 mesi (IQR 30 – 42), la SSP è risultata pari al 74.9% (IC 95%: 70.9 – 78.9) nel gruppo di mantenimento con rituximab, con 130 pazienti in progressione, e al 57.6% (IC 95%: 53.2 – 62.0) nel gruppo in osservazione, con 218 pazienti in progressione (hazard ratio [HR] 0.55, IC 95%: 0.44 – 0.68; p < 0.0001). Due anni dopo la randomizzazione, 361 pazienti (71.5%) in mantenimento con rituximab erano ancora in fase di risposta completa, confermata o meno, rispetto a 268 pazienti (52.2%) nel gruppo in osservazione (p = 0.0001). La sopravvivenza globale non era statisticamente diversa nei due gruppi (HR 0.87, IC 95%: 0.51 – 1.47). Eventi avversi di grado 3 o 4 sono stati dichiarati da 121 pazienti (24%) nel gruppo trattato con rituximab e da 84 (17%) nel gruppo in osservazione (rapporto di rischio 1.46, IC 95%: 1.14 – 1.87; p = 0.0026). Le infezioni di grado 2 – 4 erano l’evento avverso più comune che si è verificato in 197 (39%) e 123 (24%) pazienti, rispettivamente, nei due gruppi (rapporto di rischio 1.62, IC 95%: 1.35 – 1.96; p < 0.0001). Lo studio è stato finanziato dal Groupe d’Etude des Lymphomes de l’Adulte (GELA) e F Hoffmann-La Roche.
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