martedì, 27 luglio 2021
Medinews
2 Agosto 2011

RISULTATI DELLO STUDIO OPTIMAL SUL CANCRO AL POLMONE NON A PICCOLE CELLULE IN STADIO AVANZATO

Rispetto alla chemioterapia standard, erlotinib un inibitore delle tirosin-chinasi (TKI) ha mostrato un significativo beneficio di sopravvivenza libera da progressione nei pazienti con cancro al polmone non a piccole cellule (NSCLC) che risultavano positivi alla mutazione di EGFR. Questo agente è stato associato anche ad una buona tollerabilità. Mutazioni attivanti di EGFR sono marcatori molto importanti della risposta alla terapia con TKI nel NSCLC. Lo studio OPTIMAL ha comparato l’efficacia e la tollerabilità del TKI erlotinib e della chemioterapia standard nel trattamento di prima linea dei pazienti con NSCLC avanzato positivo a mutazioni di EGFR. I ricercatori afferenti allo studio OPTIMAL di fase 3, aperto, coordinato dalla Tongji University di Shanghai e svolto in 22 centri cinesi, hanno randomizzato pazienti di età superiore a 18 anni, con NSCLC in stadio IIIB o IV confermato istologicamente e mutazione attivante di EGFR confermata (con delezione dell’esone 19 o mutazione puntuale L858R nell’esone 21), a ricevere erlotinib per via orale (150 mg/die) fino a progressione della malattia o a effetti tossici inaccettabili, o a 4 cicli di gemcitabina e carboplatino. L’assegnazione del trattamento (1:1) è stata eseguita con procedura di minimizzazione e i pazienti sono stati stratificati secondo il tipo di mutazione di EGFR, il sottotipo istologico (adenocarcinoma vs non-adenocarcinoma) e l’abitudine al fumo. L’outcome primario era la sopravvivenza libera da progressione e l’analisi è stata applicata ai pazienti con malattia confermata che hanno ricevuto almeno una dose di trattamento. L’arruolamento è stato completato, ma il follow-up dei pazienti è ancora in atto. In totale, 83 pazienti sono stati assegnati a erlotinib e 82 a gemcitabina e carboplatino, ma solo 82 nel primo gruppo e 72 nel secondo sono stati inclusi nell’analisi dell’endpoint primario. Lo studio pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract originale) indica una sopravvivenza mediana libera da progressione più lunga nei pazienti trattati con erlotinib, rispetto a quelli trattati con la chemioterapia standard (13.1 mesi, IC 95%: 10.58 – 16.53, vs 4.6 mesi, IC 95%: 4.21 – 5.42; hazard ratio 0.16, IC 95%: 0.10 – 0.26; p < 0.0001). La chemioterapia è stata associata a un maggior numero di effetti tossici di grado 3 o 4, rispetto a erlotinib (inclusi neutropenia in 30, pari al 42%, e trombocitopenia in 29, pari al 40%, dei 72 pazienti trattati con chemioterapia vs nessun paziente con uno dei due eventi nel gruppo erlotinib). I più comuni effetti tossici di grado 3 o 4 manifestati dai pazienti trattati con erlotinib sono stati un incremento delle concentrazioni di alanina aminotransferasi (3 di 83 pazienti, 4%) e rash cutaneo (due pazienti, 2%). La chemioterapia è stata associata a un maggior numero di eventi avversi gravi legati al trattamento (10 di 72 pazienti, pari al 14%; di cui 8 con ridotto numero di piastrine, 1 con ridotto numero di neutrofili, 1 con disfunzione epatica, rispetto a 2 di 83 pazienti, pari al 2%, entrambi con disfunzione epatica). Questi risultati suggeriscono che erlotinib potrebbe rappresentare un’importante opzione di prima linea per i pazienti con NSCLC in stadio avanzato positivi a mutazioni di EGFR.
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