venerdì, 30 settembre 2022
Medinews
22 Aprile 2014

RISULTATI A LUNGO TERMINE DI UNO STUDIO DI FASE II SULLA TERAPIA NEOADIUVANTE CON DOCETAXEL E BLOCCO ANDROGENICO TOTALE NEL TUMORE PROSTATICO LOCALMENTE AVANZATO E AD ALTO RISCHIO

La chemio-ormonoterapia neoadiuvante è utilizzabile, malgrado l’elevata tossicità ematologica, con eccellenti risultati funzionali. Attualmente, malgrado la prostatectomia radicale, i pazienti con tumore prostatico localmente avanzato, ad alto rischio, tendono a manifestare recidiva biochimica. I ricercatori della Klinikum rechts der Isar, Technische Universität München di Monaco, hanno valutato la fattibilità, la sicurezza e l’attività di una chemio-ormonoterapia neoadiuvante con docetaxel a dose piena ogni 3 settimane e blocco androgenico totale nei pazienti con tumore della prostata localmente avanzato ad alto rischio prima di essere sottoposti a prostatectomia radicale. I 30 pazienti, selezionati con punteggio (nomogramma) pre-operatorio di Kattan, hanno ricevuto buserelin (9.45 mg ogni tre mesi), bicalutamide (50 mg al giorno) e 3 cicli di docetaxel (75 mg/m2 ogni 3 settimane), seguiti da prostatectomia radicale a intento curativo. Endpoint primari erano il ‘downstaging’ biochimico (PSA) e locale; endpoint secondari comprendevano valutazioni della tossicità e dell’operabilità, la risposta patologica completa (pCR), il tempo alla progressione di PSA, la sopravvivenza libera da recidiva biochimica (bRFS) a 5 anni e la sopravvivenza globale (OS). Nello studio pubblicato sul Journal of Hematology & Oncology (leggi testo), il PSA mediano basale era 25.8 ng/ml (range: 2.1 – 293) e la probabilità prevista della bRFS a 5 anni era pari al 10% (range: 0 – 55). La riduzione di PSA indotta dalla chemio-ormonoterapia neoadiuvante era pari al 97.3% (range: 81.3 – 99.9; p < 0.001) e dopo prostatectomia radicale il 96.7% dei pazienti aveva risposto alla terapia (‘responder’), con valori di PSA non più rilevabili. I risultati della risonanza magnetica (MRI), successivi vs precedenti al trattamento, hanno indicato una riduzione mediana del volume tumorale del 46.4% (range: -31.3 – 82.8; p < 0.001) e un ‘downstaging’ patologico è stato osservato nel 48.3% dei casi. Gravi tossicità ematologiche (secondo i Criteri di Tossicità Comune, CTC, ≥ grado 3) erano frequenti: leucopenia (53.8%), neutropenia (90%) e neutropenia febbrile (13.3%). La prostatectomia radicale è stata eseguita in tutti i pazienti. L’operabilità chirurgica è risultata ostacolata nel 26.7% dei pazienti, per fibrosi peri-prostatica e aumentato sanguinamento diffuso, ma l’outcome’ funzionale dopo un periodo mediano di 48.6 mesi, ha evidenziato continenza nel 96.7% dei casi. Le analisi patologiche non hanno rivelato alcuna pCR. Coinvolgimento linfonodale ed extracapsulare è stato osservato rispettivamente nel 36.7 e 56.7% dei pazienti, con margini chirurgici positivi nel 33.3% dei casi. Dopo una mediana di 48.6 mesi (range: 19.9 – 87.8), il 55.2% dei ‘responder’ alla terapia ha manifestato progressione biochimica (recidiva di PSA). Il tempo mediano stimato alla progressione di PSA è risultato pari a 38.6 mesi (IC 95%: 30.9 – 46.4) e la OS nella coorte totale era di 85.3 mesi (IC 95%: 39.3 – 131.3). La bRFS a 5 anni è migliorata fino al 40%, rispetto alla mediana prevista del 10% (algoritmo di Kattan), ma l’interpretazione dei risultati è limitata dalla personalizzazione del trattamento adiuvante. In conclusione, la chemio-ormonoterapia neoadiuvante sembra applicabile con risultati funzionali eccellenti, malgrado l’elevata tossicità ematologica. Un ‘downstaging’ significativo è stato osservato senza risposta patologica completa. La chemio-ormonoterapia neoadiuvante sembra dunque migliorare, nella coorte dello studio, la sopravvivenza libera da recidiva biochimica aggiustata a 5 anni, ma il ruolo di tale terapia va testato in studi randomizzati.
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