domenica, 19 settembre 2021
Medinews
9 Dicembre 2009

RISPOSTA TUMORALE E RESEZIONE SECONDARIA NELLE METASTASI DI CANCRO AL COLON-RETTO

Uno studio randomizzato di fase 2 indica che la chemioterapia neoadiuvante con cetuximab può ottenere percentuali di risposta più elevate rispetto ai controlli storici e migliora l’approccio chirurgico del tumore. La chemioterapia neoadiuvante per le metastasi epatiche inoperabili di cancro del colon-retto può ridurre l’estensione del tumore e permettere la resezione curativa. Tra dicembre 2004 e marzo 2008, 114 pazienti sono stati arruolati in 17 centri tedeschi e austriaci nello studio CELIM. Tre pazienti, che hanno ricevuto solo FOLFOX6, sono stati esclusi dall’analisi. I pazienti con metastasi epatiche inoperabili (tecnicamente non resecabili o con 5 metastasi) sono stati randomizzati a cetuximab in associazione a FOLFOX6 (oxaliplatino, fluorouracile e acido folinico, gruppo A) o a FOLFIRI (irinotecan, fluorouracile e acido folinico, gruppo B). La randomizzazione era in aperto e non è stata adottata la stratificazione per resecabilità tecnica e numero di metastasi, stadiazione con la PET e espressione di EGFR. La risposta del tumore è stata valutata ogni 8 settimane con TAC o RM. Un gruppo multidisciplinare locale ha rivalutato la resecabilità dopo 16 settimane e poi ogni 2 mesi fino ai 2 anni successivi. Ai pazienti con tumore operabile è stata offerta la chirurgia epatica entro 4-6 settimane dall’ultimo ciclo di trattamento. L’endpoint primario era la risposta tumorale valutata secondo il RECIST, analizzata con ‘intention-to-treat’ modificata. Una revisione della chirurgia, in cieco e retrospettiva, dei pazienti è stata condotta attraverso valutazione radiologica prima e durante il trattamento per verificare le variazioni oggettive di resecabilità. Al gruppo A sono stati assegnati 56 pazienti e 55 al gruppo B. Un paziente in ogni gruppo è stato escluso dall’analisi di valutazione per l’endpoint primario per interruzione del trattamento prima di aver raggiunto la dose piena e un paziente nel gruppo B è stato escluso per embolia polmonare precoce. Nello studio pubblicato in Lancet Oncology (leggi abstract originale), è stata osservata una risposta parziale o completa, confermata, in 36 (68%) dei 53 pazienti nel gruppo A e in 30 (57%) dei 53 pazienti nel gruppo B (differenza 11%, IC 95%: 8-30; odds ratio [OR] 1.62, IC 95%: 0.74-3.59; p = 0.23). La tossicità di grado 3 e 4 più frequentemente osservata era quella cutanea in 15 dei 54 pazienti nel gruppo A e in 12 dei 55 nel gruppo B. La resezione R0 è stata eseguita in 20 (38%) dei 53 pazienti nel gruppo A e in 16 (30%) dei 53 arruolati nel gruppo B. Nell’analisi retrospettiva della risposta in relazione allo stato KRAS, una risposta parziale o completa è stata osservata in 47 (70%) dei 67 pazienti con tumori KRAS wild-type rispetto a 11 (41%) dei 27 pazienti con tumori KRAS-mutato (OR 3.42, IC 95%: 1.35-8.66; p = 0.008). In accordo alla revisione retrospettiva, il tasso di resecabilità è aumentato dal 32% (22 dei 68 pazienti), osservato prima del trattamento, al 60% (41 di 68) dopo chemioterapia (p < 0.0001).
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