giovedì, 2 febbraio 2023
Medinews
7 Aprile 2010

RISPOSTA ALLA TERAPIA QUALE CRITERIO DI PRIORITÀ PER IL TRAPIANTO

I pazienti che mostravano stabilizzazione o progressione o malattia intrattabile alla terapia prima del trapianto avevano un rischio di recidiva più alto rispetto a quelli che hanno risposto

Il criterio di priorità per il trapianto di fegato nei pazienti con epatocarcinoma rimane ancora controverso. Lo studio pubblicato nella rivista Annals of Surgical Oncology (leggi abstract originale) ha valutato l’efficacia di una politica che regoli la priorità dei pazienti con epatocarcinoma secondo la risposta alla terapia prima del trapianto. Il periodo di studio era quello compreso tra il 2000 e il 2008. I criteri di esclusione includevano la presenza di invasione vascolare macroscopica, di metastasi e il basso grado di differenziazione alla biopsia prima del trapianto. Uno specifico algoritmo di trattamento è stato adottato dai ricercatori dell’Istituto Oncologico Veneto, IRCCS di Padova per il carcinoma epatico prima del trapianto e l’effetto ella terapia è stato valutato 3 mesi dopo l’inserimento nella lista d’attesa o dopo la diagnosi di epatocarcinoma nei pazienti che l’avevano ricevuta quando già in lista d’attesa. I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi: il primo (gruppo 1) di pazienti con malattia che ha risposto completamente o parzialmente alla terapia e il secondo (gruppo 2) di pazienti che mostravano stabilizzazione o progressione o malattia non trattabile. Nel gruppo 2, i pazienti guadagnavano la priorità al trapianto di fegato a meno che una nuova stadiazione e una seconda biopsia identificassero criteri di esclusione. Alla visita di controllo a 3 mesi, 62 pazienti con carcinoma epatico (42%) sono stati assegnati al gruppo 2 e 85 (58%) al gruppo 1; 11 dei 12 esclusi per progressione della malattia provenivano dal gruppo 2 (p < 0.01). La risposta alla terapia era il solo fattore predittivo della probabilità di esclusione, indipendentemente dallo stadio tumorale (analisi di rischio competitivo). I 42 pazienti nel gruppo 2 che sono stati sottoposti a trapianto di fegato hanno mostrato la stessa sopravvivenza a 3 anni, dopo il trapianto, dei 57 trapiantati del gruppo 1 (percentuale di sopravvivenza dell’82% e 83%, rispettivamente; p > 0.05), ma presentavano un rischio leggermente superiore di recidiva del carcinoma dopo il trapianto (13% vs 2%, rispettivamente; p = 0.04). Quindi, la risposta alla terapia è un mezzo potenzialmente efficace per offrire la priorità al trapianto di fegato nei pazienti con epatocarcinoma.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 4 – Aprile 2010
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