domenica, 5 febbraio 2023
Medinews
22 Giugno 2010

RISCHIO DI PROGRESSIONE DEL CARCINOMA RENALE LOCALIZZATO DOPO RESEZIONE CHIRURGICA

Sono stati identificati cinque fattori di rischio, quando nessuno di essi è presente il rischio di progressione è estremamente basso e si può allentare la sorveglianza. Ricercatori dello University of Texas M.D. Anderson Cancer Center di Houston hanno selezionato da un database istituzionale tutti i pazienti sottoposti a nefrectomia radicale o parziale, con conferma della diagnosi di carcinoma renale pT1 o pT2, per identificare i fattori predittivi di progressione della malattia dopo resezione chirurgica. Per calcolare il rischio (odds ratio) di progressione metastatica, durante la sorveglianza delle variabili cliniche e patologiche, i ricercatori hanno utilizzato analisi di regressione logistica multivariata ‘stepwise’. In analisi multivariata sono state definite le variabili che identificavano i fattori significativi di rischio e, basandosi sul loro numero, è stato calcolato il rischio di progressione della malattia. Sono risultati eleggibili per l’analisi 925 pazienti con un follow-up mediano di 48.2 mesi. La progressione metastatica è stata osservata in 53 pazienti (5.7%): 20 dei 774 in stadio pT1 (2.6%), 33 dei 151 in pT2 (21.9%). I fattori di rischio comprendevano la malattia in stadio pT2, il genere maschile, i sintomi alla presentazione (locali o costituzionali), la presenza di de-differenziazione sarcomatoide e la necrosi macroscopica nella patologia finale. Tra i 177 pazienti senza fattori di rischio, nessuno ha progredito; invece 20 su 618 pazienti (3.2%) che presentavano uno o due fattori di rischio ha manifestato progressione ad un intervallo mediano di 37.1 mesi e 33 su 130 (25.4%) con tre o più fattori di rischio ha progredito in 25.2 mesi (mediana). Lo studio pubblicato nella rivista British Journal of Urology International (leggi abstract originale) ha indicato i 5 fattori di rischio che possono aiutare nella valutazione dei pazienti con carcinoma renale in stadio pT1 e pT2 a più alto rischio di progressione dopo la chirurgia. Il potenziale di progressione della malattia è estremamente basso nei pazienti che non presentano fattori di rischio ed è giustificato un allentamento della sorveglianza in questi pazienti.
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