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22 Marzo 2010

RISCHIO DI CANCRO ALLA PROSTATA E MUTAZIONI BRCA

I portatori di mutazione BRCA2 hanno un rischio maggiore di sviluppare cancro alla prostata, di grado istologico più alto, ed entrambe le mutazioni, BRCA1 e BRCA2, sono state associate a un decorso clinico più aggressivo della malattia. L’aumentato rischio di sviluppare cancro alla prostata in portatori di mutazione BRCA è già stato descritto, ma l’associazione con le caratteristiche clinico-patologiche non è ancora definita. Ricercatori del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York hanno determinato la prevalenza di mutazione BRCA in 832 maschi ebrei Ashkenazi con diagnosi di tumore alla prostata formulata tra il 1988 e il 2007 e in 454 ebrei Ashkenazi non portatori di tumore (controllo). Hanno inoltre comparato le misure dell’outcome in 26 portatori di mutazione BRCA e in 806 che non mostravano la mutazione. I test di Kruskal-Wallis sono stati usati per valutare l’età alla diagnosi e il punteggio Gleason, mentre modelli di regressione logistica sono stati usati per determinare le associazioni tra stato di portatore, rischio di cancro alla prostata e punteggio Gleason. Gli hazard ratio (HR) per gli endpoint clinici sono stati stimati utilizzando modelli di rischio proporzionale di Cox. Le mutazioni BRCA2 sono state associate ad un rischio triplicato di sviluppare cancro alla prostata [odds ratio (OR) 3.18, intervallo di confidenza (IC) 95%: 1.52 – 6.66; p = 0.002] e a tumori meno differenziati (punteggio Gleason 7) (85% vs 57%; p = 0.0002) rispetto a quelli non associati a BRCA. Le mutazioni BRCA1 non conferivano alcun aumento del rischio. Dopo un follow-up di 7254 persone-anno e dopo aggiustamento per stadio clinico, PSA, punteggio Gleason e trattamento, i portatori di mutazione BRCA2 e BRCA1 mostravano un rischio più alto di recidiva (rispettivamente HR 2.41, IC 95%: 1.23 – 4.75, e HR 4.32, IC 95%: 1.31 – 13.62) e di morte per cancro alla prostata (rispettivamente HR 5.48, IC 95%: 2.03 – 14.79, e HR 5.16, IC 95%: 1.09 – 24.53) rispetto ai controlli. Secondo gli autori dello studio pubblicato nella rivista Clinical Cancer Research (leggi abstract originale) i risultati potrebbero essere critici per una gestione clinica personalizzata dei pazienti con cancro ereditario della prostata.
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