venerdì, 4 dicembre 2020
Medinews
10 Aprile 2012

RIPARARE IL CUORE DOPO L’INFARTO RIPROGRAMMANDO LE CELLULE CICATRIZIALI

In uno studio pubblicato nel 2010 sulla rivista Cell, l’équipe guidata da Deepak Srivastava, direttore del Gladstone Institute of Cardiovascular Disease di San Francisco, negli Usa, aveva dimostrato che la riprogrammazione diretta dei fibroblasti (una componente rilevante del tessuto cicatriziale) in cardiomiociti (cellule del muscolo cardiaco) risultava diretta da tre sequenze geniche denominate Gata4, MEF2C e TBX5. Il lavoro, basato sul prelievo di fibroblasti dai cuori di topi adulti, ha dimostrato per la prima volta che cellule adulte indipendenti possono essere convertite in tipologie diverse senza dover obbligatoriamente partire dalle staminali. “La speranza – ha spiegato Srivastava al congresso Frontiers in CardioVascular Biology (FCVB) conclusosi da pochi giorni a Londra – è che nel corso del ricovero in acuto dopo infarto miocardico, i pazienti siano in grado di ricevere iniezioni dirette di fattori che trasformano in nuovi miociti le cellule di fibroblasti della cicatrice. Il conseguente aumento della massa muscolare dovrebbe concedere una qualità di vita migliore ai sopravvissuti ad infarto”. Nel suo ultimo studio, in corso di pubblicazione, l’équipe ha proceduto all’iniezione diretta, nel tessuto cicatriziale dei topi che avevano appena sperimentato un infarto miocardio, di un vettore virale che codifica i tre geni. “Abbiamo così ottenuto risultati ancora migliori del precedente lavoro – ha spiegato Srivastava – dimostrando che i fibroblasti diventano più simili di quanto ci saremmo aspettati, anche funzionalmente, ai cardiomiociti che li circondano: sono in grado di contrarsi in sincronia e migliorare così la funzione cardiaca”. L’équipe ha inoltre dimostrato che i fibroblasti prelevati dalla pelle di topi possono essere convertiti in cellule muscolo-simili. “Questi dati suggeriscono che i fibroblasti di tutto l’organismo hanno il potenziale per essere riprogrammati – ha spiegato Srivastava – e ciò significa che utilizzando approcci simili e diversi fattori, si potrebbe arrivare a rigenerare le cellule nervose dei pazienti con lesioni del midollo spinale e altri tipi di cellule, ad esempio per i pazienti diabetici”. Il prossimo passo, ha osservato infine Srivastava, sarà testare l’approccio a iniezione diretta in animali più grandi, ad esempio il maiale, con un organo cardiaco di dimensioni più simili a quello umano.

Esc – Frontiers in CardioVascular Biology (FCVB) 2012 meeting, Londra
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