lunedì, 23 novembre 2020
Medinews
2 Aprile 2012

RILEVANZA PROGNOSTICA DEL PROFILO GENETICO INTEGRATO NELLA LEUCEMIA MIELOIDE ACUTA

Le mutazioni DNMT3A e NPM1 e le traslocazioni MLL predicono un esito migliore dopo chemioterapia di induzione ad alto dosaggio in pazienti con leucemia mieloide acuta (LMA). La LMA è una malattia eterogenea sia per presentazione che per esiti clinici. Il valore prognostico di mutazioni somatiche recentemente identificate non è stato ancora sistematicamente valutato in studi di fase 3 nei pazienti con LMA. I ricercatori del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York hanno condotto un’analisi delle mutazioni di 18 geni in 398 pazienti sotto i 60 anni d’età che avevano LMA e che erano stati randomizzati a ricevere terapia di induzione con daunorubicina ad alto dosaggio o a dosi standard. Hanno successivamente validato i risultati prognostici in un gruppo indipendente di 104 pazienti. Gli autori dello studio pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine (leggi articolo integrale) hanno identificato almeno una alterazione somatica nel 97.3% dei pazienti. Hanno osservato anche che la duplicazione tandem interna di FLT3 (FLT3-ITD), la duplicazione tandem parziale di MLL (MLL-PTD) e le mutazioni di ASXL1 e PHF6 erano associate ad una ridotta sopravvivenza globale (p = 0.001 per FLT3-ITD, p = 0.009 per MLL-PTD, p = 0.05 per ASXL1 e p = 0.006 per PHF6); le mutazioni CEBPA e IDH2 erano invece associate ad una migliore sopravvivenza globale (p = 0.05 per CEBPA e p = 0.01 per IDH2). L’effetto favorevole delle mutazioni NPM1 era limitato ai pazienti che presentavano contemporaneamente mutazioni NPM1 e IDH1 o IDH2. I ricercatori hanno anche identificato fattori genetici predittivi di ‘outcome’ che miglioravano la stratificazione del rischio nei pazienti con LMA, indipendentemente dall’età, dal numero di globuli bianchi, dalla dose di induzione e dalla terapia di post-remissione, e hanno validato il significato di questi fattori predittivi in una coorte indipendente. Una dose elevata di daunorubicina, rispetto alla dose standard, ha migliorato la percentuale di sopravvivenza nei pazienti che presentavano mutazioni DNMT3A e NPM1 o traslocazioni MLL (p = 0.001), ma non in quelli con DNMT3A, NPM1 e MLL ‘wild-type’ (p = 0.67). In conclusione, mutazioni DNMT3A e NPM1 o traslocazioni MLL predicono un esito migliore della chemioterapia di induzione ad alto dosaggio nei pazienti con LMA. I risultati di questo studio suggeriscono inoltre che la valutazione del profilo genetico potrebbe essere utilizzata per la stratificazione del rischio e per migliorare le decisioni riguardanti la prognosi e la terapia dei pazienti con LMA.
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