venerdì, 30 luglio 2021
Medinews
3 Maggio 2012

RIDUZIONE DI ALFA-FETOPROTEINA NEL CARCINOMA EPATICO AVANZATO TRATTATO CON SORAFENIB

La sua valutazione può essere presa in considerazione per la formulazione della prognosi di questi pazienti, in alternativa al RECIST

La riduzione del volume della massa tumorale è considerata una misura fondamentale dell’efficacia di nuove terapie contro il cancro. Tuttavia, nei pazienti trattati con sorafenib per il carcinoma epatico in stadio avanzato, la riduzione della massa tumorale raramente si associa ad una maggiore sopravvivenza, mettendo in dubbio quindi il valore prognostico dei criteri RECIST (Response Evaluation Criteria in Solid Tumors) basati su metodiche d’immagine. I ricercatori del Centro Oncologico Humanitas, IRCCS, di Rozzano (MI) hanno studiato l’utilità prognostica di una riduzione dei livelli sierici di alfa-fetoproteina (AFP) e l’hanno comparata con il RECIST. Nei pazienti con carcinoma epatico trattati con sorafenib che presentavano un livello basale di AFP > 20 ng/ml, la risposta è stata definita come una riduzione > 20% dei livelli di AFP durante 8 settimane di trattamento. I pazienti sono stati anche valutati con RECIST e classificati in categorie secondo progressione o controllo della malattia (distinto in risposta completa o parziale e stabilizzazione), confermati radiologicamente. Le comparazioni della sopravvivenza con RECIST e riduzione di AFP sono state corrette con il metodo di ‘landmark’ per i ‘bias’ di tempo (‘guarantee-time’). Nello studio pubblicato sulla rivista Journal of Hepatology (leggi abstract originale) sono stati valutati 85 pazienti attraverso la riduzione di AFP, di questi 82 sono stati valutati anche con RECIST. L’analisi della risposta di AFP ha rivelato che 32 degli 85 pazienti (37.6%) erano ‘responder’, mentre 58 di 82 pazienti (70.7%) hanno ottenuto controllo della malattia. In analisi di ‘landmark’, il rischio (HR) di sopravvivenza, con la riduzione di AFP e il controllo della malattia, era rispettivamente 0.59 (p = 0.040) e 1.03 (p = 0.913). In analisi multivariata, solo la riduzione di AFP (HR 0.52; p = 0.009) e lo stadio CLIP (Cancer of the Liver Italian Program) dicotomizzato (HR 0.42; p = 0.002) sono risultati fattori prognostici di sopravvivenza. In conclusione, lo studio suggerisce di misurare la riduzione dei livelli di AFP, in alternativa al RECIST, per evidenziare l’attività di sorafenib sul carcinoma epatico.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 4 – Maggio 2012
TORNA INDIETRO