sabato, 28 gennaio 2023
Medinews
26 Ottobre 2010

RIDUZIONE DELLA CHEMIOTERAPIA NEL NEUROBLASTOMA A RISCHIO INTERMEDIO

Nei pazienti con neuroblastoma a rischio intermedio è stato osservato un tasso di sopravvivenza molto alto dopo associazione di un trattamento biologico alla chemioterapia ridotta (durata e dosi), rispetto ai regimi precedentemente usati. I dati di questo studio pubblicato nella rivista New England Journal of Medicine (leggi abstract originale) suggeriscono la possibilità di un’ulteriore riduzione della chemioterapia con una più affinata stratificazione del rischio. La percentuale di sopravvivenza nei pazienti con neuroblastoma a rischio intermedio che ricevono dosi intensive di chemioterapia è già eccellente, ma al momento non è conosciuto il dato relativo ai pazienti che ricevono dosi ridotte di chemioterapia somministrate per periodi più brevi, con un conseguente miglioramento della qualità di vita. Ricercatori statunitensi afferenti al Children’s Oncology Group (COG) hanno condotto uno studio prospettico di fase 3, non randomizzato, per verificare se la sopravvivenza globale stimata a 3 anni superiore al 90% possa essere mantenuta con la riduzione della durata e delle dosi di chemioterapici, quando associati ad una terapia biologica. L’eleggibilità dei pazienti era definita dalla nuova diagnosi di neuroblastoma a rischio intermedio, senza amplificazione del gene MYCN. I pazienti includevano neonati di età inferiore a 1 anno, con malattia in stadio 3 o 4, bambini di età superiore a un anno con tumori in stadio 3, che presentavano caratteristiche istologiche favorevoli, e neonati con malattia allo stadio 4S, con indice di DNA diploide o caratteristiche istopatologiche sfavorevoli. I pazienti con caratteristiche istopatologiche favorevoli e iperdiploidia sono stati assegnati a 4 cicli di chemioterapia; quelli con risposta incompleta o una caratteristica sfavorevole hanno ricevuto 8 cicli di chemioterapia. Nel periodo 1997 – 2005, sono stati arruolati 479 pazienti eleggibili (270 con malattia in stadio 3, 178 in stadio 4 e 31 in stadio 4S). Di questi, 323 pazienti presentava tumori con caratteristiche biologiche favorevoli e 141 sfavorevoli. La ploidia, ma non le caratteristiche istopatologiche, è stata identificata quale fattore predittivo significativo di prognosi. Eventi avversi gravi senza progressione della malattia si sono manifestati in 10 pazienti (2.1%) e includevano 3 pazienti con leucemia secondaria, 3 decessi per infezione e 4 decessi durante la procedura chirurgica. La stima della sopravvivenza globale a 3 anni (± SE) per l’intero gruppo era 96 ± 1%, con un tasso di sopravvivenza globale del 98 ± 1% tra i pazienti con tumori a caratteristiche biologiche favorevoli ed era del 93 ± 2% in quelli con tumori a caratteristiche biologiche non favorevoli.
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