lunedì, 23 novembre 2020
Medinews
9 Novembre 2017

Revisiting the definition of estrogen receptor positivity in HER2-negative primary breast cancer

Although 1% has been used as cut-off for estrogen receptor (ER) positivity, several studies have reported that tumors with ER < 1% have characteristics similar to those with 1% ≤ ER < 10%. We hypothesized that in patients with human epidermal growth factor 2 (HER2)-negative breast cancer, a cut-off of 10% is more useful than one of 1% in discriminating for both a better pathological complete response (pCR) rate to neoadjuvant chemotherapy and a better long-term … (leggi tutto)

Lo studio pubblicato da Fuji e colleghi su Annals of Oncology si occupa del mai concluso dibattito sul cut-off più adeguato per la corretta definizione dello stato dei recettori estrogenici nel carcinoma mammario. Le linee guida più attuali indicano come cut-off ideale per definire la positività del recettore per gli estrogeni l’espressione su almeno l’1% delle cellule tumorali. Clinicamente, tuttavia, è ben risaputo come i tumori con una bassa espressione del recettore estrogenico, tra 1 e 10%, abbiano una sensibilità alla terapia ormonale differente rispetto ai tumori con espressione più elevata del recettore e presentino caratteristiche più simili ai tumori negativi per i recettori ormonali. Queste considerazioni sono ribadite nel lavoro in oggetto, che dimostra su un’ampia casistica di pazienti come i casi con espressione recettoriale tra 1 e 10% ed HER2 negativi abbiano un comportamento clinico simile ai tumori triplo-negativi, in termini di probabilità di ottenere una risposta patologica completa alla chemioterapia neoadiuvante ed in termini prognostici, pur ricevendo un trattamento adiuvante ormonale. Se biologicamente possa essere corretto ritenere negativo per ER un tumore con una espressione <1%, dal punto di vista clinico questa definizione probabilmente perde valore. Raggiungere un consenso univoco sulla definizione corretta dello stato recettoriale è di fondamentale importanza. L’espressione dei recettori ormonali continua essere, ad oggi, l’unico fattore predittivo di risposta alla terapia ormonale e alle combinazioni con farmaci biologici.
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