Immune checkpoint inhibitor (ICI) therapy often is suspended because of immune-mediated diarrhea and colitis (IMDC). We examined the rate of and risk factors for IMDC recurrence after ICI resumption. This retrospective multicenter study examined patients who resumed ICI therapy after improvement of IMDC between January 2010 and November 2018. Univariable and multivariable logistic regression analyses assessed the association of clinical covariates and … (leggi tutto)
Studio retrospettivo che porta gli autori a concludere che circa un terzo dei pazienti trattati con immunoterapia e che abbiano riportato effetti collaterali quali colite e diarrea, all’atto della ripresa del trattamento sono passibili del ripetersi dell’evento. Lo studio viene condotto su 167 casi (su 550 complessivi con diarrea e coliti) nel periodo fra gennaio 2010 e novembre 2018, di cui 32 riprendono trattamento con anti–cytotoxic T-cell lymphocyte-4 (CTLA-4) e 135 con anti PD-1/PD-L1 essendo per lo più pazienti affetti da melanoma (54%), tumore del polmone non a piccole cellule (16%), e patologia oncologica del tratto genitourinario (10%).La durata media fra l’evento e la ripresa del farmaco era di 49 giorni (range interquartile [IQR] = 23-136 giorni). Dei 167 pazienti che hanno ripreso terapia, diarrea e colite si sono ripresentati in 57 casi (34%), di cui 44% di quelli trattati con anti-CTLA-4 e 32% di quelli trattati con anti-PD-1/PD-L1. 47 di questi (82%) hanno quindi necessitato di una discontinuazione permanente di terapia. Il tempo intercorso fra la ripresa di immunoterapia e il primo evento collaterale era di 53 giorni (IQR = 22-138 giorni). All’analisi multivariata i pazienti trattati con anti-PD-1/PD-L1 riportano un rischio maggiore per gli eventi discussi nell’articolo se paragonati a quelli trattati con anti-CTLA-4 (odds ratio [OR] = 3,45; p = 0,002).
Il rischio del ripetersi degli eventi era aumentato nel pazienti che avevano richiesto terapia immunosoppressiva alla prima presentazione degli stessi (OR = 3,22; p = 0,019) o per i quali gli eventi erano stati di maggiore durata (OR = 1,01; p = 0,031).
Inevitabilmente l’accumulo di dati, pazienti ed esperienza nel campo dell’immunoterapia consente di meglio comprendere e valutare la tossicità di questi farmaci e la loro reale maneggevolezza. A tal proposito, spostandoci in questo caso nella gestione della cardiotossicità, si consiglia anche la lettura di questi due lavori recentemente pubblicati sul New England Journal of Medicine: Alemtuzumab for Immune-Related Myocarditis Due to PD-1 Therapy (N Engl J Med 2019; 380:2375-2376) e Abatacept for Severe Immune Checkpoint Inhibitor–Associated Myocarditis (N Engl J Med 2019; 380:2377-2379).