sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
22 Giugno 2009

RESEZIONE NEL CARCINOMA EPATICO AVANZATO, QUANTO È GIUSTIFICATA?

La procedura chirurgica offre buoni risultati soprattutto ai pazienti con singolo nodulo tumorale e funzione epatica preservata. Una sopravvivenza più lunga è osservabile anche in presenza di due o tre noduli e in pazienti con invasione vascolare macroscopica selezionati. L’importanza della resezione epatica nell’epatocarcinoma multinodale o con coinvolgimento vascolare macroscopico è ancora materia controversa. Lo scopo di questo studio è stato di valutare il ruolo della resezione chirurgica rispetto ad altre modalità terapeutiche in pazienti con carcinoma epatico avanzato. Tra il 1991 e il 2007 sono stati arruolati 464 pazienti con epatocarcinoma. Tutti i pazienti sono stati valutati per il trattamento del carcinoma in relazione alla gravità della disfunzione epatica e dello stadio tumorale; nessuno aveva evidenza di metastasi distanti. Il follow-up mediano nei pazienti sopravviventi è stato 25 mesi (range 1-155): 283 pazienti erano in classe Child-Pugh A, 161 in classe B e 20 in classe C. Nella globalità, 271 pazienti presentavano un singolo nodulo tumorale, 121 ne avevano due o tre e 72 più di tre. Il 29.3% dei pazienti (n = 136) è stato sottoposto a resezione epatica (RE), il 50% (n = 232) a terapie ablative locali (TAL), quali iniezione percutanea di etanolo, ablazione con radiofrequenza e chemioembolizzazione, l’1.7% (n = 8) a trapianto di fegato (TE) e il 19% (n = 88) a terapia di supporto (TS). Il tempo mediano di sopravvivenza in tutti i pazienti era 36 mesi (IC 95%: 24-36 mesi); in particolare, era 57 mesi per RE, 30 mesi per TAL e 8 mesi per TS. La percentuale di sopravvivenza a 5 anni era del 47%, 20% e 2.5%, rispettivamente per RE, TAL e TS (p = 0.001). La sopravvivenza a 5 anni per i pazienti sottoposti a TE era del 75%. La sopravvivenza globale era significativamente più breve nei pazienti con noduli tumorali multipli, rispetto al singolo carcinoma epatico. I tempi mediani di sopravvivenza erano di 39, 16 e 11 mesi rispettivamente nei pazienti con uno, due o tre e con più di tre noduli di carcinoma epatico (p = 0.01). La sopravvivenza nei pazienti con singolo epatocarcinoma sottoposti a RE era significativamente più lunga di quella dei pazienti che avevano subito TAL e TS: i tempi mediani di sopravvivenza erano rispettivamente di 57, 37 e 14 mesi (p = 0.02). I ricercatori veronesi, inoltre, hanno evidenziato risultati migliori nei pazienti con carcinoma epatico multinodale (2-3 noduli) sottoposti a RE con un tempo di sopravvivenza mediano di 58 mesi, rispetto a 22 e 8 mesi per TAL e TE (p = 0.01). Nei pazienti con più di tre noduli, la RE non ha mostrato differenze significative rispetto a TAL e TE. Il coinvolgimento vascolare macroscopico era evidente in 73 pazienti: la sopravvivenza mediana in questo gruppo era significativamente più breve di quella dei pazienti senza coinvolgimento vascolare (10 vs 36 mesi). Quando sottoposti a RE o TAL, questi pazienti avevano sopravvivenza significativamente più lunga rispetto a quelli sottoposti a TE (rispettivamente 27, 30 e 12 mesi; p = 0.01). Lo studio, pubblicato nella rivista Journal of Gastrointestinal Surgery (leggi abstract originale), ha quindi mostrato che la terapia chirurgica permette di raggiungere buoni risultati nei pazienti con epatocarcinoma singolo e funzione epatica preservata. Anche i pazienti con carcinoma epatico multinodale (due o tre noduli) potrebbero trarre beneficio dalla procedura di RE e mostrare una sopravvivenza più lunga rispetto a TAL o TE. Nei pazienti con più di tre noduli, invece, la RE offre risultati simili della TAL. L’invasione vascolare macroscopica è un fattore prognostico importante e la RE è giustificata solo in pazienti selezionati, nei quali può dare buoni risultati a lungo termine rispetto al TE.
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