lunedì, 26 luglio 2021
Medinews
15 Febbraio 2012

RELAZIONE TRA STATO EPATICO BASALE E PROGNOSI DEL CARCINOMA ED EFFETTO DI SORAFENIB SULLA FUNZIONE EPATICA

Analisi di sottogruppo dello studio SHARP indicano la sicurezza dell’agente nel carcinoma epatico, indipendentemente dall’esito dei valori enzimatici basali

I marcatori epatici sono inclusi in molti sistemi di classificazione dei pazienti con carcinoma epatico e, attraverso la misura del danno all’organo e dello stadio tumorale, possono influenzarne il trattamento. In questi stessi pazienti, elevate concentrazioni sieriche di aminotransferasi e alfa-fetoproteina sono indicatori di prognosi sfavorevole. I ricercatori dell’Institut Paoli-Calmettes di Marsiglia e Institut National de la Santé et de la Recherche Médicale (INSERM) U991 di Rennes hanno esaminato gli effetti di sorafenib sui marcatori epatici attraverso analisi esplorative di sottogruppo dello studio SHARP (Sorafenib HCC Assessment Randomized Protocol) in 602 pazienti che erano stati suddivisi in relazione alle concentrazioni basali di alanina aminotransferasi e aspartato aminotransferasi (non significativamente, leggermente o moderatamente elevate), alfa-fetoproteina (normali o elevate) e bilirubina (normali o elevate) e valutato gli effetti di sorafenib sulle concentrazioni di bilirubina durante il trattamento. La bilirubina è stata misurata prima del trattamento (basale) e al giorno 1 di ciascun ciclo di trattamento. Nello studio pubblicato sulla rivista Journal of Hepatology (leggi abstract originale), i pazienti che presentavano elevate concentrazioni basali di alanina e aspartato aminotransferasi, alfa-fetoproteina o bilirubina hanno mostrato più breve sopravvivenza globale (OS) di quelli con concentrazioni basali normali, indipendentemente dal gruppo di trattamento. Nessuna differenza è stata osservata nei profili di sicurezza tra i pazienti con alanina aminotransferasi e aspartato aminotransferasi, alfa-fetoproteina o bilirubina normali o elevate. Le variazioni mediane della concentrazione di bilirubina all’ultimo ciclo di trattamento, rispetto al basale, erano +0.17 e +0.19 mg/dL rispettivamente nel gruppo randomizzato a sorafenib e a placebo. In conclusione, le analisi di sottogruppo suggeriscono che sorefenib è sicuro ed efficace nei pazienti con carcinoma epatico, indipendentemente dalla concentrazione basale di alanina aminotransferasi e aspartato aminotransferasi, di alfa-fetoproteina o bilirubina e che la funzione epatica rimane stabile durante la terapia con il farmaco.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 1 – Febbraio 2012
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