lunedì, 22 luglio 2024
Medinews
31 Luglio 2013

REGORAFENIB COME TERAPIA DI SECONDA LINEA NEL CARCINOMA EPATICO IN STADIO INTERMEDIO O AVANZATO

Il nuovo agente target ha mostrato un’accettabile tollerabilità ed evidenza di attività anti-tumorale nei pazienti in progressione dopo trattamento di prima linea con sorafenib

Ricercatori italiani, in collaborazione con colleghi spagnoli, tedeschi e coreani, hanno valutato la sicurezza dell’inibitore multichinasico regorafenib in pazienti con carcinoma epatico che avevano mostrato progressione della malattia dopo trattamento di prima linea con sorafenib. Nello studio multicentrico, di fase II, in aperto, pubblicato sulla rivista European Journal of Cancer (leggi abstract), 36 pazienti con carcinoma epatico in stadio BCLC (Barcelona Clinic Liver Cancer) B o C e funzionalità epatica preservata o lievemente compromessa (classe Child-Pugh A) hanno ricevuto regorafenib (160 mg una volta al giorno a cicli di 3 settimane di trattamento e una settimana di sospensione) fino a progressione della malattia, tossicità inaccettabile, morte o decisione del paziente o del medico di sospendere il trattamento. Endpoint primario era la sicurezza della terapia; endpoint secondari includevano l’efficacia (tra cui tempo alla progressione e sopravvivenza globale). La durata mediana del trattamento è stata di 19.5 settimane (range: 2 – 103). Al cutoff dei dati, 3 pazienti assumevano ancora la terapia. Le ragioni della sospensione erano: eventi avversi (in 20 pazienti), progressione della malattia (n = 10), ritiro del consenso (n = 2) e morte (n = 1); in 17 pazienti si sono rese necessarie riduzioni della dose, principalmente per eventi avversi (n = 15), e 35 hanno interrotto il trattamento, soprattutto per eventi avversi (n = 32) o per errore (n = 11). I più frequenti eventi avversi legati al trattamento sono stati: reazione cutanea mano-piede (19 di ogni grado, 5 di grado ≥ 3), diarrea (19 di ogni grado, 2 di grado ≥ 3), fatigue (19 di ogni grado, 6 di grado ≥ 3), ipotiroidismo (15 di ogni grado, nessuno di grado ≥ 3), anoressia (13 di ogni grado, nessuno di grado ≥ 3), ipertensione (13 di ogni grado, 1 di grado ≥ 3), nausea (12 di ogni grado, nessuno di grado ≥ 3) e alterazioni della voce (10 di ogni grado, nessuno di grado ≥ 3). Il controllo della malattia è stato ottenuto in 26 pazienti (1 con risposta parziale; 25 con stabilizzazione della malattia). Il tempo mediano alla progressione è risultato di 4.3 mesi e la sopravvivenza globale mediana era di 13.8 mesi. In conclusione, regorafenib ha mostrato tollerabilità accettabile ed evidenza di attività anti-tumorale nei pazienti con carcinoma epatico intermedio o avanzato che ha sviluppato progressione dopo trattamento di prima linea con sorafenib.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 8 – Agosto 2013
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