lunedì, 30 novembre 2020
Medinews
8 Maggio 2012

‘RECHALLENGE’ DI SORAFENIB NELLA TERAPIA SEQUENZIALE DEL CARCINOMA RENALE METASTATICO

I pazienti una volta divenuti refrattari a sorafenib possono mostrare controllo della malattia anche a un successivo trattamento con lo stesso farmaco. Gli agenti target, che presentano la stessa o una diversa molecola bersaglio, sono spesso utilizzati in sequenza nel trattamento del carcinoma renale metastatico. Due di questi inibitori delle tirosin-chinasi, sorafenib e sunitinib, hanno mostrato bassa ‘cross-resistenza’ quando usati in modalità sequenziale. Recentemente, uno studio con sunitinib in pazienti selezionati ha indicato un beneficio, quando riproposto in terapia sequenziale dopo il primo insuccesso della terapia. I ricercatori della Kinki University Faculty of Medicine di Osaka hanno esaminato gli esiti clinici di un secondo trattamento con sorafenib, dopo un primo fallimento e la successiva somministrazione di altri agenti, in una serie di pazienti con carcinoma renale metastatico, considerandone le caratteristiche, la migliore risposta, la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e gli eventi avversi. Tra i 14 pazienti che hanno ricevuto sorafenib, riproposto in trattamento sequenziale, 12 sono stati valutati. Di questi 11 erano stati sottoposti a nefrectomia e 10 avevano ricevuto terapia sistemica, soprattutto interferone-alfa (n = 9) e interleuchina-2 (n = 6), per una durata mediana di 9 mesi. Le migliori risposte, dopo la prima terapia con sorafenib, erano state: risposta parziale (PR) in 2 pazienti, stabilizzazione (SD) in 7 e progressione (PD) in 2. Lo studio pubblicato sulla rivista British Journal of Urology International (leggi abstract originale) ha indicato una PFS mediana di 5.7 mesi. La terapia iniziale con sorafenib è stata interrotta per PD in 8 pazienti e per eventi avversi in 4. La riproposta di sorafenib è stata fatta dopo un periodo mediano di 7.6 mesi dal primo trattamento con il farmaco: con essa 8 pazienti hanno ottenuto SD e una PFS mediana di 5.4 mesi (intervallo di confidenza 95%: 3.8 – 7.0). L’esito della riproposta del farmaco non è stato significativamente influenzato dalla risposta al trattamento iniziale con sorafenib o dalla durata delle terapie ricevute tra il primo trattamento con sorafenib e il ‘rechallenge’. Nessun nuovo evento avverso grave è stato osservato al ‘rechallenge’. In conclusione, nel trattamento sistemico del carcinoma renale avanzato, i pazienti anche se divenuti refrattari a sorafenib in prima linea possono riacquistare controllo della malattia con la riproposta dell’agente in trattamento sequenziale.
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