venerdì, 30 settembre 2022
Medinews
23 Settembre 2014

‘RE-CHALLENGE’ DI SUNITINIB NEL CARCINOMA RENALE AVANZATO

Malgrado offrano benefici clinici significativi nel carcinoma renale avanzato, l’efficacia delle terapie target tende a diminuire per lo sviluppo di resistenza. La definizione di sequenze terapeutiche ottimali è quindi il focus della maggior parte della ricerca attuale. Esiste anche evidenza che il trattamento di ‘re-challenge’, cioè la ri-somministrazione dell’agente target alla progressione della malattia, possa dimostrarsi una strategia efficace in alcuni pazienti. I ricercatori della Fondazione Ospedale Universitario IRCCS San Matteo e Gruppo Italiano di Oncologia Nefrologica (GION) di Pavia, e Medical School di Hannover, hanno condotto una revisione dell’evidenza per valutare se il ‘re-challenge’ con sunitinib possa avere valore in pazienti che hanno mostrato progressione durante una precedente terapia target con sunitinib e/o un altro inibitore della tirosin-chinasi o un inibitore mTOR (mammalian target of rapamycin). Nella revisione pubblicata sulla rivista British Journal of Cancer (leggi testo), gli autori suggeriscono che il ‘re-challenge’ con sunitinib possa essere di beneficio clinico e rappresentare quindi un’opzione terapeutica praticabile nei pazienti con carcinoma renale avanzato divenuti refrattari ad altri trattamenti ed eleggibili a continuare le cure. Queste osservazioni supportano l’ipotesi che la resistenza agli agenti target sia transitoria e possa essere almeno in parte resa reversibile con la re-introduzione dello stesso agente dopo un periodo di sospensione del trattamento. La durata mediana della sopravvivenza libera da progressione appare più breve e i tassi di risposta più bassi con il ‘re-challenge’, rispetto al trattamento iniziale, sebbene un più ampio intervallo tra trattamenti sembra aumentare la risposta al ‘re-challenge’ con sunitinib.
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