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13 Luglio 2010

RAPPORTO OSMED: + 60% CONSUMO DI FARMACI IN 10 ANNI

Nel 2009, in Italia sono state prescritte 926 ‘dosi’ di farmaci al giorno per mille abitanti, praticamente una dose a testa per ogni italiano, che durante l’anno si e’ portato a casa dalla farmacia 30 confezioni di medicine, per un totale di 1,8 miliardi di scatole vendute. E’ la fotografia del Rapporto OsMed 2009, realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’AIFA, dal quale e’ emerso un boom delle prescrizioni mediche, cresciute del 60% rispetto al 2000. Un aumento, frutto di un trend di crescita del 5% ogni anno, non giustificato però dall’invecchiamento della popolazione, che potrebbe determinare – afferma il coordinatore del rapporto Roberto Raschetti, dell’Istituto Superiore di Sanità – ”al massimo l’1% di crescita annua. Il restante e’ da attribuire all’appropriatezza della prescrizione, su cui e’ necessario riflettere”. A conti fatti, ogni italiano ha speso 420 euro per comprare farmaci, 10 euro in più rispetto allo scorso anno e contribuendo al totale del mercato farmaceutico nazionale che ha totalizzato 25 miliardi di euro, con la Calabria che ha registrato il valore più alto (275 euro procapite) e la provincia autonoma di Bolzano più virtuosa (149 euro). I farmaci più utilizzati (5miliardi di euro) sono quelli del sistema cardiovascolare, seguono quelli dei sistema gastrointestinale (12,7%), del sistema nervoso centrale (12,5%) e gli antineoplastici (11,7%). Altissima anche la prescrizione di antibiotici, per i quali l’Italia e’ al primo posto in Europa e anche in questo caso, non c’e’ giustificazione epidemiologica, solo un ”fattore culturale”, secondo Nicola Magrini, del Centro per la valutazione dell’efficacia dell’assistenza sanitaria Azienda Usl di Modena, per il quale ”si associa un raffreddamento o una sospetta infezione all’assunzione di un antibiotico”. Secondo Pietro Folino Gallo, dell’AIFA ”il 50% della popolazione pediatrica ha ricevuto almeno un antibiotico”. ”Un consumo più razionale – prosegue l’esperto dell’AIFA – potrebbe portare ad un risparmio di 300 milioni di euro”, oltre al fatto che ”un uso eccessivo di antibiotici favorisce lo sviluppo di resistenze batteriche”.
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