domenica, 3 maggio 2026
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1 Dicembre 2017

Randomized, Multicenter, Placebo-Controlled Clinical Trial of Duloxetine Versus Placebo for Aromatase Inhibitor-Associated Arthralgias in Early-Stage Breast Cancer: SWOG S1202

Adherence to aromatase inhibitor (AI) therapy for early-stage breast cancer is limited by AI-associated musculoskeletal symptoms (AIMSS). Duloxetine is US Food and Drug Administration approved for treatment of multiple chronic pain disorders. We hypothesized that treatment of AIMSS with duloxetine would improve average joint pain compared with placebo. This randomized, double-blind, phase III trial included AI-treated postmenopausal women with early-stage … (leggi tutto)

Il lavoro pubblicato sul Journal of Clinical Oncology in questo mese riaffronta l’ormai noto problema delle artralgie indotte dagli inibitori della aromatasi nelle pazienti in terapia ormonale adiuvante per tumore della mammella, una sintomatologia piuttosto frequente in questa popolazione e con un margine di controllo del sintomo piuttosto basso.
Non essendo definito ad oggi uno standard of care per la gestione della sintomatologia indotta dagli inibitori dell’aromatasi, gli autori hanno confrontato l’utilizzo di duloxetina (30 mg/die per poi passare a 60 mg/die) per 12 settimane verso placebo.
Lo studio pur risultando positivo in termini di outcome (media del dolore articolare nelle 12 settimane di trattamento) offre numerosi spunti di osservazione. In primis, necessaria la stratificazione delle pazienti per dolore di base e precedenti trattamenti oncologici (taxani) sebbene nell’analisi dei dati non si faccia menzione del ruolo della componente neuropatica legata ai pregressi trattamenti oncologici. Inoltre dallo studio erano escluse per ovvie ragioni tutte le pazienti che avessero assunto in precedenza trattamenti antidepressivi con duloxetina o venlafaxina. Infine, pur in presenza di un dato positivo in termini di outcome, la percentuale nettamente superiore nel braccio duloxetina di effetti collaterali (78% vs 50% con una percentuale di eventi grado 3 al 12% verso 4%) in quanto possibile causa di non aderenza al trattamento. Inoltre, cosa singolare, pur essendo la duloxetina un farmaco comunemente riconosciuto come antidepressivo, in nessun caso si è osservato un miglioramento della depressione nelle pazienti arruolate e valutate con apposito questionario. Sicuramente sarà interessante l’analisi dei PRO (patient-reported outcomes) prevista nello studio al fine di interpretare al meglio i risultati ottenuti.
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