sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
31 Gennaio 2012

RADIOTERAPIA IPOFRAZIONATA AD ALTE DOSI A INTENSITÀ MODULATA VS CONVENZIONALE NEL CANCRO ALLA PROSTATA

Le due procedure mostrano tolleranza comparabile a distanza di due anni. Vari studi avevano indicato l’elevata sensibilità del cancro prostatico al frazionamento della terapia radiante, con un conseguente beneficio terapeutico. Ricercatori del Royal Marsden NHS Foundation Trust, Institute of Cancer Research di Londra hanno presentato un’analisi di sicurezza preliminare, pianificata, degli effetti collaterali nello stadio 1 e 2 di uno studio clinico randomizzato che ha comparato la radioterapia ipofrazionata a quella standard. Tra il 18 ottobre 2002 e il 12 agosto 2006 gli autori hanno randomizzato (1:1:1) in uno studio multicentrico (11 centri in Gran Bretagna) pazienti con cancro alla prostata localizzato che hanno ricevuto radioterapia convenzionale o ipofrazionata ad alte dosi a intensità modulata. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a soppressione androgena neoadiuvante per 3 – 6 mesi. La randomizzazione a blocchi è stata generata al computer, con stratificazione per rischio di coinvolgimento delle vescicole seminali e centro di trattamento radioterapico. La schedula convenzionale consisteva nell’applicazione di 37 frazioni di 2 Gy per un totale di 74 Gy, le due schedule ipofrazionate erano costituite da trattamenti di 3 Gy somministrati in 20 frazioni, per un totale di 60 Gy, oppure in 19 frazioni, per un totale di 57 Gy. Endpoint primario era la percentuale di pazienti che presentavano tossicità di grado 2 o superiore alla scala RTOG (Radiation Therapy Oncology Group) dopo 2 anni. L’analisi primaria ha incluso tutti i pazienti che avevano ricevuto almeno una frazione di radioterapia e completato i due anni di valutazione. Il trattamento non era mascherato e i clinici erano al corrente della modalità assegnata. Il reclutamento allo stadio 3 è stato completato a giugno 2011. Lo studio pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract originale) ha incluso, nello stadio 1 e 2, 153 pazienti con cancro prostatico randomizzati al trattamento convenzionale di 74 Gy, altrettanti (n = 153) che hanno ricevuto 60 Gy e 151 pazienti a 57 Gy. Ad un follow-up mediano di 50.5 mesi (IQR: 43.5 – 61.3), sei di 138 pazienti (4.3%, IC 95%: 1.6 – 9.2) nel gruppo che ha ricevuto 74 Gy hanno manifestato tossicità intestinale di grado 2 o superiore alla scala RTOG dopo 2 anni, la stessa è stata osservata in 5 di 137 pazienti (3.6%, IC 95%: 1.2 – 8.3) nel gruppo randomizzato a 60 Gy e in due di 143 (1.4%, IC 95%: 0.2 – 5.0) nel gruppo che ha ricevuto 57 Gy. Rispettivamente 3 di 138 pazienti (2.2%, IC 95%: 0.5 – 6.2), 3 di 137 (2.2%, IC 95%: 0.5 – 6.3) e 0 dei 143 pazienti (0.0%, IC 97.5%: 0.0 – 2.6) hanno manifestato tossicità vescicale di grado 2 o superiore alla scala RTOG dopo 2 anni. In conclusione, la radioterapia ipofrazionata ad alte dosi appare ben tollerata quanto la radioterapia frazionata convenzionale a due anni.
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