venerdì, 3 febbraio 2023
Medinews
26 Ottobre 2010

RADIOTERAPIA E SOPPRESSIONE ANDROGENICA A LUNGO TERMINE NEL CANCRO ALLA PROSTATA A RISCHIO DI METASTASI

Nei pazienti con cancro alla prostata ad alto rischio metastatico, la soppressione androgenica con agonista dell’ormone ipotalamico di rilascio dell’ormone luteinizzante (LHRH) durante l’irradiazione esterna e per i successivi 3 anni, porta ad un prolungamento della sopravvivenza a 10 anni libera da progressione e globale senza un corrispondente aumento della tossicità cardiovascolare tardiva. Ricercatori europei, canadesi e israeliani, con il supporto dell’European Organisation for Research and Treatment of Cancer (EORTC) Charitable Trust, hanno condotto uno studio clinico randomizzato di fase 3 per valutare il beneficio dell’associazione di una prolungata soppressione androgenica con la radioterapia esterna nei pazienti con cancro alla prostata ad alto rischio metastatico. In questo studio pubblicato nella rivista The Lancet Oncology (leggi abstract originale) sono riportati i risultati a 10 anni. L’eleggibilità era conferita ai pazienti che non superavano gli 80 anni d’età e avevano ricevuto nuova diagnosi di adenocarcinoma prostatico confermata istologicamente T1-2 con grado istologico WHO 3 oppure T3-4 di qualsiasi grado istologico e performance status WHO 0-2. I pazienti sono stati randomizzati 1:1 a sola radioterapia o in associazione a soppressione androgenica immediata. L’allocazione al trattamento, in aperto, prevedeva l’utilizzo di un algoritmo di minimizzazione che considerava il centro, lo stadio clinico della malattia, i risultati della dissezione dei linfonodi pelvici e l’estensione dei campi di irradiazione quali fattori di minimizzazione. I pazienti sono stati irradiati esternamente una volta al giorno per 5 giorni alla settimana, per un periodo totale di 7 settimane e una dose complessiva di 50 Gy alla pelvi più una dose addizionale di 20 Gy alla prostata e alle vescicole seminali. L’agonista LHRH (goserelina acetato, 3.6 mg sottocute ogni 4 settimane) è stato somministrato dal primo giorno di irradiazione per 3 anni mentre ciproterone acetato (50 mg per os tre volte al giorno) è stato prescritto per un mese a partire da una settimana prima della prima iniezione di goserelina. Endpoint primario era la sopravvivenza clinica libera da malattia ed è stata utilizzata l’analisi ‘intention-to-treat’. Tra il 22 marzo 1987 e il 31 ottobre 1995 sono stati randomizzati 415 pazienti (208 a sola radioterapia, 207 al trattamento combinato), tutti inclusi nell’analisi. Il follow-up mediano è stato di 9.1 anni (IQR: 5.1 – 12.6). La sopravvivenza clinica a 10 anni libera da malattia è risultata del 22.7% (IC 95%: 16.3 – 29.7) nel gruppo assegnato a sola radioterapia e del 47.7% (IC 95%: 39.0 – 56.0) nel gruppo in trattamento combinato (hazard ratio [HR] 0.42, IC 95%: 0.33 – 0.55; p < 0.0001). La sopravvivenza globale a 10 anni è stata del 39.8% (IC 95%: 31.9 – 47.5) nei pazienti che hanno ricevuto solo radioterapia e del 58.1% (IC 95%: 49.2 – 66.0) in quelli in trattamento combinato (HR 0.60, IC 95%: 0.45 – 0.80; p = 0.0004). La mortalità per cancro prostatico a 10 anni era 30.4% (IC 95%: 23.2 – 37.5) e 10.3% (IC 95%: 5.1 – 15.4), rispettivamente nei due gruppi (HR 0.38, IC 95%: 0.24 – 0.60; p < 0.0001). Non è stata osservata differenza significativa tra i gruppi di trattamento sulla mortalità cardiovascolare, sia nei pazienti che già presentavano problemi cardiovascolari al momento dell’arruolamento nello studio (8 di 53 pazienti in trattamento combinato sono deceduti per cause cardiovascolari rispetto a 11 di 63 nel gruppo in sola radioterapia; p = 0.60), che in quelli senza problemi cardiovascolari (14 di 154 vs 6 di 145; p = 0.25). Due casi di frattura si sono verificati nei pazienti assegnati al trattamento combinato.
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