sabato, 13 luglio 2024
Medinews
12 Settembre 2012

RADIO-EMBOLIZZAZIONE CON ITTRIO-90 NEL CARCINOMA EPATICO INTERMEDIO-AVANZATO

Trattamento efficace specialmente nei casi con trombosi della vena porta; tuttavia, è necessaria un’ulteriore valutazione comparativa con i metodi convenzionali

La radio-embolizzazione con microsfere caricate con ittrio-90 (Y90RE) costituisce un approccio innovativo di radioterapia per il carcinoma epatico, mai testato fino ad ora in studi di fase II. I ricercatori della Fondazione Istituto Nazionale Tumori IRCCS di Milano hanno arruolato 52 pazienti consecutivi con carcinoma epatico in stadio intermedio (n = 17) e avanzato (n = 35) per valutare, come endpoint primario, l’efficacia di Y90RE sul tempo alla progressione (TTP); endpoint secondari erano la risposta tumorale, la sicurezza e la sopravvivenza globale (OS). Tutti i pazienti avevano performance status ECOG compreso tra 0 e 1 ed erano in classe Child-Pugh A – B7. I trattamenti con Y90RE avevano lo scopo di rilasciare una dose totale di 120 Gy per lobo. L’analisi dei dati ha previsto correlazioni dosimetriche retrospettive, poi correlate con la risposta. I risultati dello studio di fase II pubblicato sulla rivista Hepatology (leggi abstract) indicano che i 52 pazienti sono stati sottoposti a 58 trattamenti, con un follow-up mediano di 36 mesi. Il TTP mediano è stato di 11 mesi senza differenza significativa tra pazienti che presentavano trombosi della vena porta (PVT) e non (7 vs 13 mesi). La OS mediana è risultata di 15 mesi (IC 95%: 12 – 18) con un trend non significativo a favore dei pazienti che non presentavano PVT (18 vs 13 mesi in pazienti con PVT). Sono state osservate 5 risposte complete (9.6%) e il tasso di progressione a 2 anni è stato del 62%. La risposta oggettiva è stata del 40.4%, mentre il tasso di controllo della malattia (DCR: 78.8%) ha mostrato una significativa modificazione della sopravvivenza (responder vs non-responder: 18.4 vs 9.1%; p = 0.009). La risposta tumorale era significativamente correlata alla dose assorbita dalle lesioni bersaglio (r = 0.60, IC 95%: 0.41 – 0.74; p < 0.001) e una soglia di 500 Gy ha predetto la risposta (AUC = 0.78). La mortalità a 30 – 90 giorni è risultata di 0 – 3.8%. Vari gradi di riduzione della funzione epatica si sono manifestati entro 6 mesi nel 36.5% dei pazienti senza differenza tra gli stadi della malattia. In analisi multivariata, la risposta tumorale è risultata l’unica variabile in grado di alterare il TTP (p < 0.001) e la seconda, dopo lo stadio Child-Pugh, che influenzasse la sopravvivenza. In conclusione, Y90RE sembra un trattamento efficace in pazienti con carcinoma epatico in stadio intermedio e avanzato, in particolare in caso di PVT. Secondo gli autori, sono però necessari ulteriori studi di valutazione comparativa tra Y90RE e i trattamenti convenzionali.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 8 – Settembre 2012
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