venerdì, 27 novembre 2020
Medinews
6 Marzo 2012

RADIO-CHEMIOTERAPIA NEL CARCINOMA A CELLULE SQUAMOSE DI TESTA E COLLO LOCALMENTE AVANZATO

La chemioterapia somministrata in associazione alla radioterapia offre un sostanziale miglioramento dell’efficacia, rispetto alla radioterapia accelerata che da sola non riesce a compensare l’assenza dei chemioterapici. I due approcci, indipendentemente, migliorano la prognosi dei pazienti con carcinoma a cellule squamose di testa e collo (HNSCC), localmente avanzato. Nello studio pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract originale), ricercatori francesi hanno valutato l’efficacia e la sicurezza della combinazione di questi due approcci terapeutici in uno studio randomizzato, aperto, di fase 3 in pazienti con HNSCC, localmente avanzato, in stadio III e IV (non metastatico), e performance status ECOG (Eastern Cooperative Oncology Group) tra 0 e 2. La randomizzazione in rapporto 1:1:1 è stata ottenuta allocando centralmente i pazienti con un programma computerizzato (con centro, stadio T e N e localizzazione quali fattori di stratificazione) a ricevere radio-chemioterapia (70 Gy in 7 settimane e l’associazione carboplatino-fluorouracile per 3 cicli di 4 giorni), o radioterapia accelerata e chemioterapia (70 Gy in 6 settimane più carboplatino-fluorouracile per 2 cicli di 5 giorni) oppure sola radioterapia molto accelerata (64.8 Gy, alla dose di 1.8 Gy due volte al giorno, in 3.5 settimane). Endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione (PFS), misurata in tutti i pazienti arruolati. Tra il 29 febbraio 2000 e il 9 maggio 2007, 279 pazienti sono stati randomizzati a radio-chemioterapia convenzionale, 280 a radioterapia accelerata e chemioterapia e 281 a radioterapia molto accelerata. Il follow-up mediano è stato di 5.2 anni (IQR: 4.9 – 6.2) e i tassi di aderenza alla chemioterapia e alla radioterapia sono risultati buoni in tutti i gruppi. La radioterapia accelerata associata alla chemioterapia non ha offerto alcun beneficio di PFS rispetto alla radio-chemioterapia convenzionale (HR 1.02, IC 95%: 0.84 – 1.23; p = 0.88) o alla radioterapia molto accelerata (HR 0.83, IC 95%: 0.69 – 1.01; p = 0.060); al contrario, la radio-chemioterapia convenzionale ha favorito una PFS migliore rispetto alla radioterapia molto accelerata (HR 0.82, IC 95%: 0.67 – 0.99; p = 0.041). La PFS a 3 anni è risultata del 37.6% (IC 95%: 32.1 – 43.4) dopo radio-chemioterapia convenzionale, del 34.1% (IC 95%: 28.7 – 39.8) dopo radioterapia accelerata e chemioterapia e 32.2% (IC 95%: 27.0 – 37.9) dopo radioterapia molto accelerata. Un numero maggiore di pazienti trattati con quest’ultima procedura ha manifestato tossicità acuta di grado 3 – 4 RTOG a carico delle mucose (226 su 268, 84%), rispetto alla radioterapia accelerata associata a chemioterapia (205 su 271, 76%) o alla radio-chemioterapia convenzionale (180 su 262, 69%) (p = 0.0001). Dei 265 pazienti che hanno ricevuto radio-chemioterapia convenzionale 158 (60%) sono stati alimentati per via parenterale durante il trattamento, mentre solo 176 su 276 (64%) tra quelli in radioterapia accelerata associata a chemioterapia e 190 su 272 (70%) nel gruppo randomizzato a radioterapia molto accelerata (p = 0.045). In conclusione, lo studio, finanziato dal Ministero della Salute francese, suggerisce un miglioramento sostanziale dell’efficacia con la chemioterapia somministrata contemporaneamente alla radioterapia e osserva anche che la sola radioterapia accelerata non può compensare l’assenza della chemioterapia. Gli autori hanno infine sottolineato che i risultati più favorevoli sono quelli offerti dalla radio-chemioterapia convenzionale, suggerendo che la radioterapia accelerata non è probabilmente di alcun beneficio in schedule di somministrazione contemporanea alla chemioterapia.
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