mercoledì, 2 dicembre 2020
Medinews
17 Novembre 2011

RACCOMANDAZIONI DEL SORAFENIB WORKING GROUP SULLA TOSSICITÀ CUTANEA DA SORAFENIB

Otto esperti italiani, dopo aver chiarito natura e incidenza degli eventi dermatologici, indicano come riconoscerli, prevenirli e trattarli al fine di evitare la riduzione della dose di farmaco

La tossicità cutanea, in particolare la reazione mano-piede (‘hand-foot skin reaction’, HFSR), comunemente osservata durante terapia con inibitori delle tirosin-chinasi (TKI) nel trattamento di varie neoplasie maligne, desta grande preoccupazione dal punto di vista clinico perché può limitare l’uso ottimale di questi nuovi agenti target e influenzare negativamente la qualità di vita del paziente, limitando le normali attività. Il Sorafenib Working Group (SWG) è stato istituito con l’obiettivo di sviluppare raccomandazioni che permettano la rilevazione precoce, la prevenzione e la gestione degli eventi cutanei avversi che si manifestano con sorafenib in pratica clinica. Il SWG è costituito da un team multidisciplinare di otto esperti (sette oncologi e un dermatologo con esperienza nel trattamento della tossicità cutanea associata al farmaco) strettamente coinvolti nel programma di sviluppo clinico di sorafenib. Questo agente è un potente inibitore delle chinasi C-RAF e B-RAF e dei recettori tirosin-chinasici VEGFR-2 e di PGDF-beta. Il farmaco, approvato nel 2005 dalla FDA prima per il trattamento del carcinoma renale avanzato e successivamente per il carcinoma epatico, è generalmente ben tollerato in clinica. Gli eventi avversi possono essere dermatologici, costituzionali (fatigue, perdita di peso), gastrointestinali (diarrea, nausea, vomito, costipazione), cardiovascolari (ipertensione), polmonari e dolore. Nella maggior parte dei casi sono di grado 1 – 2 e diminuiscono con il tempo. Per l’impatto sulla qualità di vita e la frequenza con cui si manifestano, gli eventi dermatologici rappresentano il problema maggiore durante la terapia: la loro incidenza, come risulta da studi di fase I – III, varia da 8 a 66% e l’esatto meccanismo è ancora sconosciuto anche se sono state avanzate varie ipotesi. La HFSR è la più frequente manifestazione cutanea e colpisce dal 18 al 62% dei pazienti. Sebbene non metta a rischio la vita, non permette le normali attività giornaliere e deve essere prontamente trattata per ridurre il dolore, il rischio di infezioni e il disagio del paziente, evitando al contempo di diminuire il dosaggio del farmaco. Le raccomandazioni del gruppo di esperti, pubblicate sulla rivista Critical Reviews in Oncology Hematology (leggi abstract originale), comprendono norme generali di educazione del paziente al fine di riconoscere la HFSR. Viene consigliata una corretta igiene della cute di mani e piedi, per evitare la formazione di callosità, non con i normali saponi, ma utilizzando detergenti non schiumosi e creme lenitive che non contengano vaselina. Sono anche previste misure preventive ai primi sintomi delle lesioni di grado 2 e 3. In conclusione, gli autori suggeriscono, quale maggiore sfida per i clinici, lo sviluppo di nuovi metodi al fine di riconoscere, prevenire e gestire efficacemente le tossicità cutanee legate al trattamento per permettere di somministrare la dose raccomandata di farmaco, evitare la necessità di ridurre la dose e impedire l’interruzione temporanea o permanente del trattamento. Dato che le manifestazioni cutanee non possono essere completamente eluse, al pari della neutropenia con la chemioterapia convenzionale, devono essere gestite nel miglior modo possibile a partire dal controllo dei fattori predisponenti, al loro precoce riconoscimento e al loro trattamento, dopo valutazione del grado e della durata delle reazioni.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 11 – Novembre 2011
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