mercoledì, 6 luglio 2022
Medinews
19 Settembre 2011

QUALITÀ DI VITA DOPO PROSTATECTOMIA RADICALE O VIGILE ATTESA IN PAZIENTI CON CANCRO ALLA PROSTATA

Nei pazienti arruolati allo Scandinavian Prostate Cancer Group Study Number 4 (SPCG-4) gli effetti collaterali avversi erano frequenti e procuravano ulteriore stress a quello già osservato nella popolazione di controllo. Nei maschi con cancro localizzato alla prostata, la procedura chirurgica offre un beneficio di sopravvivenza rispetto alla vigile attesa, ma i trattamenti sono associati a morbilità. D’altra parte i risultati sugli esiti funzionali e sulla qualità di vita sono raramente riportati dopo i 10 anni e spesso mancano di randomizzazione. Nello studio pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract originale), gli autori svedesi, in collaborazione con colleghi finlandesi e britannici, hanno descritto i risultati relativi alla qualità di vita dei pazienti con diagnosi di cancro alla prostata dopo un follow-up superiore a 12 anni. Tutti i pazienti svedesi o finlandesi ancora sopravviventi (400 di 695), dopo la randomizzazione a prostatectomia radicale o vigile attesa tra il 1989 e il 1999, sono stati inclusi nell’analisi. Altri 281 uomini con caratteristiche simili di età e provenienza (regione) sono stati inclusi nel gruppo di controllo della popolazione. I sintomi fisici, lo stress indotto dai sintomi e la qualità di vita ‘self-assessed’ sono stati valutati attraverso un questionario specifico. Dati longitudinali erano disponibili per 166 svedesi che avevano risposto ai questionari sulla qualità di vita precedentemente. Il questionario è stato completato da 182 dei 208 pazienti (88%) nel gruppo randomizzato a prostatectomia radicale, 167 dei 192 pazienti (87%) in quello sottoposto a vigile attesa e 214 dei 281 (76%) della popolazione di controllo. I pazienti randomizzati allo studio SPCG-4 avevano età mediana di 77.0 anni (range: 61 – 88) e sono stati seguiti per un follow-up mediano di 12.2 anni (range: 7 – 17). Una buona qualità di vita è stata riportata da 62 di 179 pazienti (35%) sottoposti a prostatectomia radicale, da 55 di 160 (34%) in vigile attesa e da 93 di 208 controlli (45%). L’ansia era più elevata nei gruppi di riferimento del SPCG-4 (77 di 178 pazienti [44%] e 69 di 161 [43%]) rispetto al gruppo di controllo (68 di 208 uomini [33%]; con un rischio relativo di 1.42, IC 95%: 1.07 – 1.88). La prevalenza di disfunzione erettile era dell’84% (146 di 173) nel gruppo randomizzato a prostatectomia radicale, dell’80% (122 di 153) in quello a vigile attesa e del 46% (95 di 208) nel gruppo di controllo, con una prevalenza di perdita involontaria di urina rispettivamente del 41% (71 di 173), 11% (18 di 164) e 3% (6 di 209). Il distress causato da questi sintomi è stato descritto più spesso dai pazienti allocati a prostatectomia radicale che in quelli assegnati a vigile attesa. In un’analisi longitudinale dei pazienti che avevano fornito informazioni in due momenti diversi di follow-up, a distanza di 9 anni, 38 di 85 pazienti (45%) sottoposti a prostatectomia radicale e 48 di 80 (60%) assegnati a vigile attesa hanno manifestato un aumento del numero di sintomi fisici e rispettivamente 50 di 82 (61%) e 47 di 74 (64%) hanno riportato una riduzione della qualità di vita. In conclusione, nel gruppo sottoposto a prostatectomia radicale i sintomi più frequenti sono stati la disfunzione erettile e la perdita involontaria di urina, conseguenti alla procedura chirurgica, mentre nei pazienti in vigile attesa gli stessi erano dovuti alla progressione della malattia. Il numero e la severità degli effetti collaterali variano nel tempo ad una velocità superiore a quanto si verifica con l’invecchiamento mentre la perdita della funzione sessuale è un problema psicologico costante in entrambe gli interventi. La maggiore conoscenza delle caratteristiche di questi effetti collaterali e della loro progressione nel tempo dopo ciascun intervento è quindi importante per una informazione più completa sul paziente.
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