venerdì, 23 luglio 2021
Medinews
25 Maggio 2011

PROSTATECTOMIA RADICALE VS VIGILE ATTESA NEL CANCRO ALLA PROSTATA

La resezione totale della ghiandola sarebbe associata a riduzione della mortalità cancro-specifica e, nel caso di crescita tumorale extracapsulare, il trattamento adiuvante locale o sistemico può essere utilizzato per contrastarla. Nel 2008, ricercatori svedesi avevano pubblicato i risultati dello studio SPCG (Scandinavian Prostate Cancer Group Study)-4 che indicavano una riduzione della mortalità nei pazienti sottoposti a prostatectomia radicale, rispetto a quelli sottoposti a vigile attesa. Dopo 3 anni di follow-up, i risultati sono stati confermati e ora, con questa nuova pubblicazione sulla rivista News England Journal of Medicine (leggi abstract originale), sono riportati i dati del follow-up a 15 anni. Tra ottobre 1989 e febbraio 1999, i ricercatori avevano randomizzato a vigile attesa o prostatectomia radicale 695 pazienti con cancro alla prostata in fase precoce. Il follow-up si è concluso a dicembre 2009 con una revisione isto-patologica dei campioni bioptici e di quelli ottenuti durante la prostatectomia radicale e valutazione in cieco delle cause di morte. I rischi relativi (RR), con gli intervalli di confidenza (IC) al 95%, sono stati stimati utilizzando un modello di rischio proporzionale di Cox. Durante una mediana di 12.8 anni, 166 dei 347 pazienti sottoposti a prostatectomia radicale e 201 dei 348 assegnati a vigile attesa sono deceduti (p = 0.007). Per 55 pazienti nel gruppo di resezione chirurgica e 81 in vigile attesa la causa di morte è stata il tumore alla prostata. Questi dati hanno portato ad una incidenza cumulativa a 15 anni di morte per cancro alla prostata rispettivamente del 14.6% e 20.7%, con una differenza di 6.1 punti percentuali (IC 95%: 0.2 – 12.0) tra i due gruppi e un rischio relativo per la procedura chirurgica dello 0.62 (IC 95%: 0.44 – 0.87; p = 0.01). Il beneficio di sopravvivenza prima e dopo 9 anni di follow-up era simile; è stato osservato anche nei pazienti con cancro alla prostata a basso rischio anche se limitato ai pazienti più giovani di 65 anni. Infatti il numero di pazienti da trattare per prevenire un decesso era globalmente 15, ma si abbassava a 7 per quelli di età inferiore a 65 anni. Se dopo prostatectomia radicale, i pazienti presentavano crescita tumorale extracapsulare il rischio di morte per cancro alla prostata risultava 7 volte più alto rispetto ai pazienti che non avevano espansione del tumore (RR 6.9, IC 95%: 2.6 – 18.4). Lo studio è stato finanziato dalla Swedish Cancer Society e dai National Institutes of Health.
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