Patients with colorectal cancer (CRC) receiving oxaliplatin (OXA) develop acute and chronic painful oxaliplatin-induced peripheral neuropathy (OXAIPN). Acute and chronic OXA-related neuropathies have different pathophysiological bases, but both lead to a common phenomenon: central sensitization (CS) of nociceptive neuronal networks, leading to increased sensitivity (hyperlgesia, allodynia) in the somatosensory system, the common ground of chronic neuropathic … (leggi tutto)
Sappiamo tutti come il pregabalin sia un medicinale in grado di attenuare l’ipereccitabilità neuronale alleviando così il dolore di natura neuropatica, raggiungendo livelli stabili nel plasma dopo una breve fase di titolazione del farmaco della durata di pochi giorni.Questo è stato il razionale dello studio clinico randomizzato in doppio cieco su una coorte di pazienti chemio-naïve sottoposti a terapia medica a base di oxaliplatino [5‐FU (500 mg/m2)+leucovorina (20 mg/m2)/settimana per 6 settimane+oxaliplatino (85 mg/m2) alle settimane 1‐3‐5 ogni 8 settimane] con randomizzazione 1:1. I pazienti hanno ricevuto pregabalin (dosi 150 – 600 mg p.o.) o placebo tre giorni prima e tre giorni dopo la somministrazione dell’oxaliplatino con un follow up di sei mesi. Endpoint primario dello studio era la media del dolore misurato su NRS (Numeric Rating Scale) e BPI (Brief Inventory Pain) fino all’ultima valutazione programmata. Lo studio ha arruolato un totale di 199 pazienti (98 donne), tuttavia i dati analizzati riguardano 143 pazienti dal momento che molti non hanno completato la sesta somministrazione di oxaliplatino. Lo studio ha mostrato nell’analisi intention to treat un HR per il braccio pregabalin di 1,03 verso lo 0,85 del braccio placebo, non raggiungendo la significatività. La somministrazione del pregabalin si è rivelata sicura, ma non ha raggiunto l’endpoint primario dello studio, pertanto gli autori concludono dichiarando una assenza di vantaggio nell’uso di pregabalin per la neurotossicità da oxaliplatino, in linea con esperienze analoghe riportate in letteratura.
Tuttavia è importante sottolineare alcuni aspetti relativi allo studio: l’incidenza di neuropatia platino-correlata all’interno dello studio si è rivelata percentualmente inferiore ai dati riportati in letteratura, probabilmente per una migliore gestione delle tossicità modulando la schedula di trattamento secondo le riduzioni di dose consentite, inoltre l’elevato tasso di drop-out dovuto al non completamento di almeno un ciclo di trattamento (inteso come almeno tre somministrazioni di oxaliplatino) ha sicuramente inficiato l’analisi finale dello studio. Pur prevedendo un’analisi per protocol, stratificando i pazienti per stadio e siti di metastasi, la scelta degli autori di includere oltre a stadi III di malattia anche pazienti con malattia metastatica probabilmente si è rilevata fallimentare per la valutazione dell’efficacia dell’intervento ed il dato potrebbe rivelarsi irrilevante.