mercoledì, 25 novembre 2020
Medinews
7 Novembre 2017

Phase II Trial of Pembrolizumab in Patients with Platinum Refractory Germ Cell Tumors: A Hoosier Cancer Research Network Study GU14-206

Despite remarkable results with salvage standard-dose or high-dose chemotherapy about 15% of patients with relapsed germ-cell tumors (GCT) are incurable. Immune checkpoint inhibitors have produced significant remission in multiple tumor types. We report the first study of immunotherapy in patients with GCT. Single arm phase 2 trial investigating pembrolizumab 200mg IV Q3weeks until disease progression in patients with relapsed GCT and no curable options … (leggi tutto)

I pazienti affetti da tumori germinali che ricadono dopo la chemioterapia ad alte dosi hanno scarse possibilità di rispondere ad ulteriori trattamenti; infatti alcuni studi in fasi precoci con terapie a bersaglio molecolare come imatinib, sunitinib, talidomide e trastuzumab hanno dato risultati negativi. Recentemente, gli studi con pazopanib hanno fornito un certo segnale di attività. L’immunoterapia con inibitori di PD-1 e PD-L1 ha dimostrato risultati notevoli in una varietà di malattie solide avanzate dopo la progressione ai trattamenti convenzionali. Valutazioni precliniche hanno dimostrato che l’espressione PD-L1 è presente nel 73% di tutti i seminomi e nel 64% dei non seminomi.
Questo rappresenta il primo studio clinico pubblicato che valuta l’utilizzo di immune checkpoint inhibitors nei pazienti con tumori germinali che progrediscono al platino. Pembrolizumab si è rivelato un farmaco ben tollerato ma non ha mostrato alcuna attività clinica, in particolare non vi sono state risposte tra i 12 pazienti trattati. Inoltre, la piccola coorte di pazienti limita la trasferibilità del dato ottenuto.
Altri studi sono in corso per indagare singoli agenti o combinazioni di immune checkpoint inhibitors nei tumori germinali metastatici. Inoltre occorre considerare che la colorazione in immunoistochimica di PD-L1 è stata eseguita su tessuto tumorale archiviato che pertanto non rappresenta lo stato immunitario o il microambiente tumorale al momento del trattamento con tali farmaci. Questo studio per di più non era guidato da biomarkers poiché tutti i pazienti erano arruolabili indipendentemente dall’espressione PD-L1.
In conclusione, questo è il primo studio clinico che valuta le riposte a trattamenti con immune checkpoint inhibitors in questo setting di pazienti. Il singolo agente pembrolizumab non ha dimostrato un beneficio nei pazienti refrattari alla chemioterapia. È necessario indagare se esistono dei meccanismi di resistenza e definire possibili nuove combinazioni di terapia.
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