sabato, 2 maggio 2026
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19 Dicembre 2011

PERTUZUMAB IN COMBINAZIONE A TRASTUZUMAB E DOCETAXEL NEL CARCINOMA MAMMARIO METASTATICO

L’aggiunta di pertuzumab all’associazione trastuzumab e docetaxel nel trattamento di prima linea delle pazienti con carcinoma mammario metastatico HER2-positivo prolunga significativamente la sopravvivenza libera da progressione (PFS) senza aumentare gli effetti tossici sul cuore. L’anticorpo monoclonale umanizzato contro il recettore 2 del fattore di crescita epidermico umano (HER2), trastuzumab, è già stato osservato migliorare l’esito delle pazienti con cancro metastatico della mammella HER2-positivo. Tuttavia, nella maggior parte dei casi la malattia in stadio avanzato progredisce. Pertuzumab, un anticorpo monoclonale umanizzato contro HER2, che inibisce la dimerizzazione del recettore, ha un meccanismo complementare a trastuzumab e un profilo di sicurezza accettabile, come è risultato da studi di fase 2 in pazienti con cancro al seno HER2-positivo. I ricercatori afferenti allo studio CLEOPATRA, guidati dal professor José Baselga del Massachusetts General Hospital Cancer Center e Harvard Medical School di Boston, hanno randomizzato 808 pazienti con cancro metastatico della mammella HER2-positivo a ricevere placebo (gruppo di controllo) o pertuzumab in combinazione a trastuzumab e docetaxel (gruppo pertuzumab) come trattamento di prima linea, fino a progressione della malattia o sviluppo di effetti tossici non efficacemente gestibili. Endpoint primario era la PFS determinata indipendentemente, mentre gli endpoint secondari includevano la sopravvivenza globale, la PFS determinata localmente dagli investigatori, i tassi di risposta oggettiva e la sicurezza. I risultati dello studio, presentato al San Antonio Breast Cancer Symposium e pubblicato contemporaneamente sul New England Journal of Medicine (leggi articolo integrale), hanno evidenziato una PFS di 12.4 mesi nel gruppo di controllo rispetto a 18.5 mesi nel gruppo pertuzumab (hazard ratio per progressione o morte 0.62, intervallo di confidenza 95%: 0.51 – 0.75; p < 0.001). L’analisi ad interim della sopravvivenza globale ha mostrato un forte trend a favore del regime contenente pertuzumab e il profilo di sicurezza è risultato simile in entrambe i gruppi, senza alcun incremento dei casi di disfunzione ventricolare sinistra, ma i tassi di neutropenia febbrile e diarrea di grado 3 o superiore erano più alti nel gruppo pertuzumab che tra i controlli. In conclusione, la combinazione contenente pertuzumab, utilizzata nel trattamento di prima linea di pazienti con carcinoma mammario metastatico HER2-positivo, ha significativamente prolungato la sopravvivenza libera da progressione, rispetto alla combinazione trastuzumab-docetaxel, senza aumentare la tossicità cardiaca.
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